Tap, il M5S contesta il gasdotto. Di Maio: «Opera inutile»

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Foto: Contropiano

Dopo anni di contestazioni da parte dei rappresentanti locali, arriva l’appoggio ufficiale di Luigi Di Maio: «Tap serve solo a fare business». Dura la posizione di Di Battista: «Con noi al governo blocchiamo tutto in due settimane».

Non solo Tav. Anche Tap è al centro delle critiche del Movimento 5 Stelle. Da anni i rappresentanti locali del partito, capitanati da Barbara Lezzi, hanno affiancato le proteste del movimento No Tap e delle amministrazioni locali contro la realizzazione dell’opera. Da ultimo è arrivato anche il sostegno ufficiale del leader pentastellato Luigi Di Maio.

Lo scorso febbraio, nel corso del suo comizio elettorale a Brindisi, Di Maio ha bollato la Tap come un’opera inutile. «Non è un’opera strategica, ma un’opera che serve a fare business e a far fare business ad altri Paesi», ha dichiarato tra gli applausi della platea. «Se vogliamo incominciare a parlare di infrastrutture per le energie, se vogliamo parlare di riconversione energetica dell’Italia, non dobbiamo parlare di Tap ma di un programma sulle rinnovabili. È una visione novecentesca di fare energia senza nessun piano, senza nessun programma. Perché l’Italia – ha spiegato il candidato premier del Movimento – importa già il quantitativo di gas che serve alle famiglie italiane per alimentarsi. Quello che penso – ha concluso – è che ancora una volta non ci troviamo a spendere soldi per fare opere ma a fare opere per spendere soldi. Se questo poi deturpa il paesaggio, noi non siamo d’accordo».

Ancora più esplicita la posizione di Alessandro Di Battista: «Con il Movimento 5 Stelle al governo quest’opera si chiude, non si fa più. Questo progetto lo blocchiamo in due settimane», aveva dichiarato lo scorso aprile. E, tornando indietro nel tempo, nel 2014 i portavoce del Movimento 5 Stelle scrivevano sul blog di Beppe Grillo: «Ciò che il Governo Renzi sta promuovendo in Puglia è una di quelle grandi opere inutili e dannose contro le quali il M5S si è sempre battuto». E aggiungevano: «Non va mai dimenticata l’inutilità dell’infrastruttura in un territorio come quello pugliese, già tragicamente ferito da opere a violento impatto ambientale».

Il Trans Adriatic Pipeline è un gasdotto lungo 870km che – si stima – porterà tra i 10 e i 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaigian in Europa, passando per l’Albania e l’Italia. Il punto di approdo è previsto in Puglia, a Melendugno. Da lì si dispiegherà un condotto Snam che attraverserà tutta la costa adriatica e arriverà nel cuore dell’Europa. Il gasdotto è stato finanziato con l’aiuto della Banca Europea per gli investimenti e riconosciuto come Progetto di interesse strategico comune, nell’ottica di svincolare l’Unione dalla Russia per l’approvvigionamento di gas.

L’opera è stata però duramente contestata dalle comunità locali e dalla Regione Puglia, che lamentano uno scarso coinvolgimento da parte dei governi Renzi e Gentiloni e della società stessa nella fase di progettazione. Nello specifico, i comitati No Tap sottolineano l’impatto potenzialmente negativo dell’opera su un territorio a spiccata vocazione turistica, insieme agli eventuali rischi per la salute derivanti dalle emissioni prodotte dalla centrale di depressurizzazione e dalle perdite dei condotti.

Non solo: le critiche dei No Tap riguardano anche la effettiva utilità dell’opera. Nelle intenzioni dei promotori, infatti, Tap dovrebbe consentire di ridurre l’utilizzo di fonti fossili a vantaggio di altre forme di energia meno inquinanti. I contestatori, tuttavia, evidenziano come il consumo di gas in Italia e in Europa sia in calo e come l’opera sia ormai nata vecchia, poiché pensata ormai più di un decennio fa sulla base di stime e previsioni di consumo mai raggiunti.

PROMESSA NON RISPETTATA (leggi QUI)

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Daniele

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