Economia, Salvini: «Via il tetto del 3% deficit/Pil. Prima gli italiani»

Salvini

Due i punti cardine del programma economico della Lega: revisione dei trattati europei e dazi per proteggere le imprese italiane.

Il tetto del rapporto deficit/Pil al 3%? Per Salvini si tratta di una follia. «Se questi numeretti hanno portato a cinque milioni di poveri in Italia, evidentemente sono numeretti sbagliati. Siamo gli unici fessi che non diamo da mangiare ai nostri figli perché lo chiede l’Europa», afferma in un’intervista a Tgcom24 rilanciata da Il Giornale. Per il leader del Carroccio il rispetto dei parametri europei non è una priorità. Al centro, spiega, vanno messe le persone: «Se riusciamo a mantenere il 3%, lo manteniamo. Se i nostri figli hanno bisogno, per me il 3% è scritto sulla sabbia». Sulla necessità di rivedere i trattati con Bruxelles, rassicura, c’è un accordo unanime in tutto il centrodestra.

Leggi anche: Roma-Bruxelles, c’è l’accordo sulla manovra: atteso per oggi il giudizio della Commissione

Ai microfoni di Rtl 102.5, inoltre, Salvini ha affrontato la questione dei dazi doganali. Il modello, lascia intendere, è quello degli Stati Uniti di Trump: «L’Europa ha già 52 dazi che proteggono le merci europee. Io dico che, come Trump difende lavatrici e pannelli solari, abbiamo il dovere di difendere alcune nostre produzioni», afferma. Il riferimento va in primo luogo al comparto tessile, all’agroalimentare e all’artigianato. «Salvini al Governo – aggiunge – andrà a Bruxelles a dire: ‘Viva il libero mercato, viva il libero scambio però io difendo il lavoro e la salute degli italiani. Se servono dei dazi, metto dei dazi perché io voglio riso italiano e non riso cambogiano dove usano cemento come fertilizzante». L’Italia, conclude Salvini, può chiedere all’Unione Europea di proteggere anche altri settori strategici, come quello dell’acciaio. «Andremo a chiederle – conclude – mentre i Governi del Pd le hanno tolte».

PROMESSA NON RISPETTATA

Leggi tutte le promesse di Matteo Salvini

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT