Ius soli: saltata la legge voluta dal Pd e promessa da Gentiloni e Renzi

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Niente da fare: il governo non riesce ad approvare la legge sullo ius soli.

La legislatura si è conclusa e dello ius soli neanche l’ombra. Nonostante le ripetute promesse di molti esponenti del Pd, tra cui lo stesso presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, la legge per il conferimento della cittadinanza ai figli di migranti non è stata approvata. A pesare sulla questione la dura opposizione, in Parlamento, delle forze di centro-destra – in particolare Lega e Fratelli d’Italia – secondo cui tale norma avrebbe «regalato la cittadinanza» a migliaia di immigrati.

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Anche all’interno della maggioranza di governo le posizioni sul provvedimento erano diverse: Alternativa Popolare di Angelino Alfano, ad esempio, si è fin da subito detta contraria al provvedimento, minacciando di non votare una eventuale fiducia e, dunque, di far cadere il governo. Per questo nel luglio 2017 Gentiloni ha preferito non rischiare e rinviare la discussione della legge all’autunno. Lo stesso Pd ha fatto registrare una spaccatura interna tra chi, come Luigi Zanda, realisticamente proponeva di accantonare la legge per mancanza di voti, e chi, come Graziano Delrio, riteneva un errore fare marcia indietro.

Resta dunque in vigore lo ius sanguinis, secondo il quale la cittadinanza si acquisisce per via ereditaria (quindi per essere cittadino italiano almeno uno dei genitori deve esserlo). I figli di genitori stranieri, anche se nati su territorio italiano, possono richiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni, a patto che abbiano risieduto legalmente e ininterrottamente in Italia fino a quel momento. Le possibilità che nel prossimo futuro venga introdotto lo ius soli a questo punto sono minime.

PROMESSA NON RISPETTATA

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Daniele

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