La top 10 delle promesse di Berlusconi che non potranno più essere realizzate (a causa dell’accordo m5s-lega)

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Pensioni minime a 1000 euro, ponte sullo stretto, riduzione delle tasse e posti di lavoro: queste alcune tra le promesse fatte da Silvio Berlusconi che non vedranno mai la luce nella legislatura nascente.

Silvio Berlusconi è tra i politici che, negli ultimi vent’anni, ha meglio dimostrato di saper cogliere bisogni, richieste ed esigenze dell’elettorato. Tanto che, come avviene per i personaggi dello spettacolo, molte delle sue dichiarazioni e delle sue promesse elettorali sono entrate nell’immaginario collettivo (dalla lotta ai comunisti al milione di posti di lavoro, passando per la sempreverde riduzione delle tasse).

Anche nella recente campagna elettorale il leader di Forza Italia non è stato parco di promesse. Berlusconi ha giocato tutte le sue carte, puntando soprattutto su economia e fisco, rivolgendosi spesso alle fasce più anziane della popolazione. A seguito del “passo di lato” del leader forzista, condizione necessaria per favorire la nascita dell’accordo di governo tra M5S e Lega, le promesse fatte negli ultimi mesi non potranno però vedere la luce, a meno che non si verifichino eclatanti novità difficilmente immaginabili oggi.

Ecco le dieci promesse più importanti fatte da Berlusconi che, se dovesse insediarsi un governo giallo-verde e Forza Italia sarà forza di opposizione, con tutta probabilità non potranno essere realizzate.

Pensioni minime a 1000 euro per tutti e istituzione del ministero della Terza Età

«La vita, per fortuna, si allunga», spiegava Berlusconi. «Ma le persone devono poter invecchiare anche in sicurezza economica e nessuno può vivere dignitosamente con 500 euro». Ecco dunque la proposta di aumentare i minimi pensionistici a 1000 euro al mese», da estendere anche alle casalinghe che, pur non avendo svolto una attività lavorativa retribuita, «hanno lavorato tutti i giorni a casa e che devono poter avere la possibilità di trascorrere una vecchiaia serena e dignitosa». Per assicurare ai pensionati il giusto trattamento, inoltre, il Cavaliere proponeva l’istituzione del ministero della Terza Età.

Dentista, cinema e treni gratis per gli anziani

Non solo pensioni: le proposte politiche di Forza Italia per gli anziani includevano anche viaggi in treno, biglietti per il cinema e cure odontoiatricheIl tutto rigorosamente gratis. «Vogliamo introdurre – spiegava il leader di Fi – un sussidio di compensazione per le famiglie in condizione di povertà assoluta e relativa, una convenzione con i cinema per l’ingresso gratuito agli anziani, viaggi gratuiti in treno in certi giorni della settimana, cure odontoiatriche gratis sempre per gli anziani, molti dei quali non possono permettersi il dentista».

Agevolazioni fiscali e visite gratuite dal veterinario per gli animali domestici

La svolta animalista, simbolicamente rappresentata dalla foto con l’agnellino, ha spinto Berlusconi a impegnarsi sul versante della tutela degli animali. A tal proposito, il programma di Forza Italia prevedeva facilitazioni e sgravi fiscali per chi si prende cura di animali domestici, visite gratuite dai veterinari, l’esclusione dell’Iva sui cibi per gli animali e anche l’istituzione di un Codice in difesa dei diritti degli animali domestici. Del resto, spiegava Berlusconi, «Il grado di civiltà di un Paese si misura anche da come viene trattato un animale, perché anche loro provano sentimenti come noi».

Il ponte sullo stretto di Messina e il piano Marshall per la Sicilia

Vero e proprio cavallo di battaglia di Berlusconi, il ponte sullo stretto di Messina è tornato all’attenzione di tutti nell’ultima campagna elettorale. «Avevamo già tutto pronto, avevamo trovato i fondi e fatto l’appalto, ma il governo della sinistra per paura che diventasse il “ponte di Silvio” come già lo chiamavano, con il ministro Di Pietro annullò il contratto d’appalto pagando fior di penali», spiegava. Per Berlusconi il ponte sullo stretto è solo uno dei tanti investimenti da fare al sud, parte integrante di un vero e proprio piano Marshall per il meridione, capace di portare ogni anno dai 5 ai 10 miliardi di euro.

500 mila posti di lavoro per il sud

Dopo il milione di posti di lavoro, questa volta sono “solo” 500 mila i lavoratori del sud a cui Berlusconi ha promesso un’occupazione. Tutto merito di un insieme di misure («meno tasse, reddito di dignità per le famiglie in difficoltà, agevolazioni fiscali per chi assume stabilmente un giovane disoccupato, un grande piano di infrastrutture sfruttando i fondi europei per aiutare lo sviluppo delle imprese e creare posti di lavoro») che, assicurava Berlusconi, avrebbe portato a un investimento tra i 20 e i 30 miliardi entro il 2020.

Via le tasse su prima casa, auto e Irap

La rivoluzione liberale proposta da Berlusconi dal 1994 si fonda sull’abbassamento delle tasse, una vera e propria spada di Damocle che pende su cittadini e imprese riducendo consumi e investimenti. Da qui la promessa di eliminare le tasse sulla prima casa e sull’auto, così come l’Irap e la tassa di successione.

Zero tasse per chi assume a tempo indeterminato e no tax area

Per ridurre la disoccupazione giovanile, secondo il Cavaliere è indispensabile incentivare le aziende ad assumere. Ecco perché, nel cosiddetto Young Act, Berlusconi proponeva di eliminare qualsiasi tassa per i primi sei anni per le imprese che assumessero a tempo indeterminato. Il programma economico di Forza Italia prevedeva poi l’estensione della no tax area a 12 mila euro. Il che significa – spiegava Berlusconi – che «sotto quella che l’Istat definisce soglia di dignità sarà lo Stato a versare ai cittadini la somma necessaria per raggiungere quella soglia. L’abbiamo chiamato appunto reddito di dignità».

Piano Marshall per l’Africa e trattati con i Paesi di origine dei migranti

Che l’immigrazione sia un tema scottante, soprattutto in campagna elettorale, non è una novità. Ecco allora che, oltre a Salvini e Meloni, anche per Silvio Berlusconi la gestione dei flussi migratori è diventata un problema di prim’ordine. L’unico modo per arginare i flussi, sosteneva Berlusconi, è creare le condizioni socio-economiche affinché i migranti non siano spinti ad abbandonare i proprio Paese. L’idea era quella di un vero e proprio Piano Marshall: «È indispensabile un Piano Marshall per l’Africa coinvolgendo Usa, Russia, paesi arabi e dell’Estremo oriente affinché anche con aziende internazionali possa nascere un’economia che assicuri ai nativi posti di lavoro e speranza di benessere», spiegava. Oltre a questo, aggiungeva il Cavaliere, occorre «stipulare trattati con paesi del Nordafrica per impedire gli imbarchi di migranti dalle loro coste e organizzare campi di raccolta, controllati dalle organizzazioni internazionali».

Legge Fornero sì, ma modificata

La legge Fornero è sempre stata uno dei punti di frizione tra Berlusconi e Salvini. Mentre quest’ultimo ne proponeva l’abolizione (vedremo poi se, qualora dovessero andare al governo, M5S e Lega riusciranno nell’intento comune), il leader di Forza Italia manteneva un atteggiamento più moderato. Per Berlusconi, infatti,  l’anticipo dell’età pensionabile rispetto agli attuali 67 anni sarebbe stato possibile «solo in alcuni casi, individuati con equità, e per un periodo di tempo limitato». Una misura necessaria per la tenuta dei conti pubblici: con un simile intervento, infatti, «non si stravolgerebbero i conti dell’Inps».

Senza una maggioranza piena mi dimetto

Infine, ultima ma non meno importante, la promessa di abbandonare la vita politica in caso di mancato ottenimento di una piena fiducia alle elezioni del 4 marzo. «Se non ho la maggioranza io mi ritiro», diceva il Cavaliere lo scorso ottobre. «È colpa degli italiani se non sanno giudicare chi è capace da chi invece non ha mai fatto niente. Vuol dire che siamo un popolo che non merita nulla. Ma – aggiungeva – penso che gli italiani avranno buon senso». Dal voto il centro-destra è emerso come prima coalizione, ma non ha raggiunto i numeri necessari per governare autonomamente. Non solo: i voti di Forza Italia si sono notevolmente contratti in favore della Lega. Stando alle sue dichiarazioni, Berlusconi avrebbe dovuto lasciare la vita pubblica dopo il 4 marzo.

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Daniele

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