Le cinque promesse di Matteo Renzi che non vedremo realizzate (per ora)


matteo renzi

Bonus natalità, salario minimo e servizio civile obbligatorio sono solo alcune delle promesse fatte da Matteo Renzi che, vista la sconfitta elettorale, il Pd non potrà realizzare nella prossima legislatura.

La campagna elettorale del Pd si è basata sulle promesse contenute all’interno dei “100 punti”, ossia i 100 provvedimenti che il governo di centro-sinistra avrebbe portato avanti in caso di vittoria. Sebbene l’intento dichiarato di Matteo Renzi fosse quello di portare avanti un programma serio e concreto, con promesse realizzabili e non campate per aria, l’allora segretario Dem non ha mancato di attirare l’attenzione dei media e dell’elettorato con dichiarazioni ad effetto.

Dopo Berlusconi, ecco le cinque promesse che Renzi non potrà realizzare vista la sconfitta elettorale del 4 marzo.

Estensione del bonus 80 euro alle partite Iva

«Vogliamo fare un lavoro in più di quello che abbiamo fatto fino a oggi sulle famiglie», spiegava Renzi a Porta a Porta. «In questi anni abbiamo dato la priorità agli imprenditori che assumevano. Ora vogliamo dare gli 80 euro per ogni figlio, ogni mese fino a 18 anni». «Al lavoratore dipendente oggi vanno gli 80 euro. A una partita Iva che guadagna meno di 26mila euro lordi, non arriva niente». In tal modo, aggiungeva, le partite Iva – che sono state a lungo «dimenticate e si sentono cittadini di serie B» – sarebbero equiparate ai lavoratori dipendenti.

Bonus da 240 euro al mese per ogni figlio fino ai 18 anni

La proposta era quella di un «assegno universale»: una detrazione Irpef pari a 240 euro mensili per ogni figlio fino al 18esimo anno di età, e pari a 80 euro fino al 26esimo. Una misura uguale per tutti indipendentemente dal reddito, «da zero fino a 100 mila euro l’anno». A questo si sarebbero poi affiancati altri «400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni» per sostenere le spese degli asili nido e della baby sitter.

Salario minimo garantito tra i 9 e i 10 euro l’ora

«Un milione di posti di lavoro in più in tre anni è un successo. Il punto è come migliorare la qualità del lavoro, oltre che la quantità». Così Matteo Renzi lanciava l’idea di un salario minimo legale, compreso tra i 9 e i 10 euro l’ora, per tutti i lavoratori. Una proposta che si sarebbe affiancata al Jobs Act e che, nelle intenzioni del segretario Dem, avrebbe dovuto aumentare ulteriormente l’occupazione e rilanciare i consumi. «Con il Jobs Act – spiegava Renzi – aumentano le assunzioni. La vera sfida adesso è mettere più denaro in busta paga. E dare vantaggi fiscali a chi reinveste i soldi in azienda. Non temo i licenziamenti ma non mi accontento delle pur tante assunzioni. Lavoro, lavoro, lavoro. Altro che assistenzialismo».

Taglio dell’Irpef e blocco dell’Iva

«Se dopo le elezioni torneremo al governo dovremo riprendere il ragionamento dall’Irpef e non solo da quella. L’ultima volta che è aumentata l’Iva era il settembre 2013, prima del nostro arrivo: quella volta lì ricordatevela bene perché deve restare l’ultima». Così Matteo Renzi annunciava un nuovo taglio dell’Irpef e uno stop all’aumento dell’Iva.

Introduzione del servizio civile obbligatorio 

«Penso e credo – spiegava Renzi nel presentare la sua proposta – che noi dovremmo mettere in campo, per la prossima legislatura, una proposta per cui ciascuna giovane donna e ciascun giovane uomo possa fare almeno un mese di servizio civile obbligatorio. Sono orgoglioso di quanto fatto ma, oltre che per una stagione dei diritti, è ora che il Pd si caratterizzi anche per una dei doveri».

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Daniele

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