Le dieci promesse che Di Maio dovrà rispettare se il M5S andrà al governo

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Tagli alle pensioni d’oro, abolizione della legge Fornero, passaggio alle rinnovabili entro il 2050. Sono solo alcune tra le promesse fatte da Di Maio che gli elettori pentastellati vogliono vedere realizzate.

Quello del Movimento 5 Stelle è un percorso politico decisamente degno di nota, paragonabile forse solo all’exploit di Forza Italia nel 1994. Entrato in Parlamento nel 2013 come principale partito di opposizione, il Movimento è riuscito a capitalizzare il malcontento dell’elettorato e, alle elezioni del 4 marzo, si è affermato indiscutibilmente come primo partito del Paese.

Dopo oltre 60 giorni di incertezze, ormai l’alleanza con la Lega sembra essere realtà. Il Movimento 5 Stelle si prepara ad andare al governo nazionale. La vera sfida, ora, è riuscire a realizzare le numerose promesse fatte in campagna elettorale. Col rischio di deludere milioni di elettori che sperano in una vera e propria rivoluzione politica, sociale ed economica.

Di seguito alcune tra le promesse più importanti fatte da Luigi Di Maio in questi mesi.

1. Abolizione dei vitalizi

«Una delle prime cose che faremo – annunciava Di Maio a Marina di Ragusa – è abolire i vitalizi. La deliberà è già pronta: Roberto Fico ci ha lavorato mentre si formava il governo. Lo abbiamo promesso in campagna elettorale e lo faremo subito togliendo i privilegi agli ex parlamentari. Poi loro facciano tutti i ricorsi che vogliono, ma il provvedimento verrà fatto».

Quello approvato dal Parlamento non è una reale abolizione, bensì un semplice ricalcolo con metodo contributivo dell’ammontare dei vitalizi. Ricordiamo inoltre che, per i nuovi parlamentari, il vitalizio era già stato abolito dal governo Monti.

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2. Reddito di cittadinanza

«Da metà marzo 2019 saranno avviati i centri per l’impiego con il reddito di cittadinanza erogato», annunciava il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro a Porta a Porta. Già a gennaio, aggiungeva, sarà operativa la pensione di cittadinanza, che porterà le minime a 780 euro al mese. Si tratta del primo passo verso il superamento della legge Fornero.

Nella narrazione portata avanti dal Movimento 5 Stelle, inoltre, il reddito di cittadinanza avrebbe avuto un minimo di 780 euro. Si tratta però di una mezza verità. L’importo minimo è infatti di 500 euro, ai quali vanno aggiunti 280 euro se il soggetto si trova in affitto. Nella grande maggioranza dei casi, l’assegno percepito ha un importo inferiore, trattandosi in sostanza di una mera integrazione al reddito.

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3. Tagli alle pensioni d’oro

«Noi vogliamo tagliare le pensioni d’oro dai 5 mila euro netti in su per tutti coloro che non se la meritano perché non hanno versato i contributi», spiegava Di Maio. «Se hai versato 3 mila euro di contributi e ti trovi una pensione da 8 mila euro, ti spettano 3 mila euro». Agli occhi del capo politico del Movimento si tratta di un provvedimento spinto dalla equità generazionale, in un momento storico nei quali ai giovani contribuenti non viene assicurata alcuna garanzia circa il futuro: «Non solo noi (giovani, ndr) avremo una pensione in base a quanto abbiamo versato, ma forse anche di meno».

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4. Abolizione della legge Fornero

Di Maio promette l’abolizione della legge Fornero entro il 2023 e la sua sostituzione con i meccanismi di Quota 41 e Quota 100. Col primo si potrà andare in pensione dopo 41 anni di contributi; col secondo, invece, si dovranno raggiungere i 60 anni di età anagrafica e i 40 di contributi. Sulla questione vi è piena sintonia con il leader leghista Matteo Salvini, che ha fatto della battaglia contro il provvedimento adottato nel 2011 uno dei propri cavalli di battaglia.

Al momento la legge Fornero rimane il sistema pensionistico principale. Quota 100 è un’alternativa messa a disposizione di chi preferisce uscire prima dal mondo del lavoro, accettando una pensione inferiore. L’obiettivo rimane il superamento della legge Fornero entro il 2023.

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5. Pensione di cittadinanza di 780 euro

«D’ora in poi non ci deve essere più nessun pensionato che prende meno di 780 euro al mese», dichiarava Di Maio. «Ci sono dei pensionati minimi che in questo momento prendono 400 euro di pensione. A quei pensionati minimi noi stiamo dicendo: tutti coloro che vivono sotto la soglia di povertà, e prendono la pensione, devono avere almeno 780 euro al mese».

Il provvedimento attuato dal governo gialloverde è concepito come una semplice integrazione al reddito per una categoria ben definita di soggetti (in base a parametri come età, situazione Isee, valore del patrimonio mobiliare/immobiliare e cittadinanza).

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6. Smantellamento della buona scuola

Secondo Di Maio la cosiddetta buona scuola non ha niente di buono e, al governo, i 5 Stelle la smantelleranno «partendo proprio da quelle misure che hanno trasformato la scuola in un’azienda: i super-poteri ai presidi, la chiamata diretta dei docenti, il bonus premiale e la card formazione per i docenti che è più una mancetta elettorale». Obiettivo del Movimento è aumentare le risorse dell’istruzione, arrivano al 10,2% del Pil, e aumentare gli stipendi degli insegnanti per portarli in linea con la media europea.

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7. Blocco della Tav Torino-Lione

Da sempre il Movimento 5 Stelle si è detto contrario alla Tav. In vista delle elezioni, il no alla grande opera pubblica veniva ribadito con forza dai rappresentanti del partito. «Se arriveremo al governo bloccheremo la Tav in Valle di Susa, è nel nostro programma da sempre», assicurava Di Maio. «Recuperiamo soldi da opere che nemmeno Macron vuole più e le usiamo dove sono utili».

Al momento la realizzazione dell’Alta velocità è al centro di uno scontro interno all’esecutivo tra M5S (contrario all’opera) e Lega (favorevole), e tra governo italiano, Francia e Unione Europea.

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8. Passaggio alle rinnovabili entro il 2050

«La domanda da fare in questo momento storico è su cosa i governi devono smettere di puntare: secondo me e secondo il Movimento che rappresento, devono smettere di puntare sul carbonfossile, sulla cementificazione selvaggia, su una economia che produce rifiuti e non li sa nemmeno valorizzare […]. Il nuovo è già qui, ma c’è bisogno di politici che abbiano sensibilità». Così il leader pentastellato annunciava il Piano Energia del Movimento per il superamento delle energie fossili entro il 2050. «Vogliamo uscire dal petrolio, puntiamo sulle rinnovabili, sulla smart grid, l’efficientamento della rete elettrica, sulla lotta al dissesto idrogeologico; vogliamo bonificare le zone contaminate – penso alla mia terra, la Terra dei Fuochi, ma anche a tutte le terre dei fuochi che esistono anche al Nord. Il ragionamento – concludeva – è fin troppo chiaro: 1 miliardo investito in rinnovabili ed efficientamento energetico crea 17000 posti di lavoro. Perché dovremmo scegliere di investire un miliardo in fonti fossili che crea a mala pena 700 posti di lavoro?»

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9. Chiusura dell’Ilva di Taranto

«Noi chiediamo che ci sia un’alternativa per i 10 mila lavoratori dell’Ilva che oggi lavorano lì e respirano polveri e aria che non solo ha causato la morte per cancro di tanti cittadini di Taranto, ma anche di tanti lavoratori che si sono ammalati in questi anni. Questo non è un Paese civile, se costringiamo per il ricatto lavorativo a lavorare persone in ambienti insalubri». E ancora: «Noi dobbiamo essere quelli che prevedono il momento in cui questo stabilimento, che è insostenibile, chiuderà i battenti. Quelli che devono prevedere prima quando chiuderà, quando sarà insostenibile, e avviare la exit strategy».

A settembre 2018, lo stabilimento è stato acquistato dalla società indiana ArcelorMittal. Il ministro Di Maio ha portato avanti, seppur con modifiche rilevanti, la trattativa avviata precedentemente da Carlo Calenda.

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10. Via l’obbligo vaccinale

Sì ai vaccini, ma no all’obbligo per legge: questa la posizione del Movimento 5 Stelle espressa da Luigi Di Maio. «Cambieremo la legge Lorenzin sui vaccini, faremo una legge per raccomandare le vaccinazioni. Noi intendiamo l’obbligo come era inteso prima del decreto Lorenzin», spiegava il candidato premier pentastellato.

La proposta di legge sull’obbligo flessibile è stata depositata al Senato. In attesa della conclusione dell’iter parlamentare, resta in vigore la normativa prevista dal decreto Lorenzin.

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Daniele

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