Le dieci promesse di Matteo Salvini che la Lega al governo dovrà rispettare

matteo salvini

Abolizione della legge Fornero, flat tax e confini blindati: così Matteo Salvini vuole cambiare il Paese. Ma riuscirà a mantenere tutti gli impegni presi?

Matteo Salvini è senza ombra di dubbio la vera rivelazione della politica italiana degli ultimi anni. Non solo ha risollevato un partito che, dopo l’uscita di scena di Umberto Bossi, sembrava destinato all’oblio, portandolo dall’etnoregionalismo delle origini all’attuale nazionalpopulismo. Ma soprattutto è riuscito a dar voce ai bisogni e alle paure più profonde di milioni di italiani. Tutto ciò ha portato all’exploit delle ultime elezioni, che hanno consacrato la Lega come il primo partito del centro-destra.

In attesa di vedere se e come il Carroccio riuscirà ad attuare il proprio programma, ecco dieci promesse fatte da Salvini che gli elettori si aspettano che vengano rispettate dal governo nascente.

1. Abolizione della legge Fornero nei primi 5 mesi

«La legge Fornero è da cancellare subito. Va cambiata in cinque mesiNon vedo l’ora di vincere per stracciare la legge Fornero e farla piangere un’altra volta». Così il leader della Lega annunciava quello che forse è il punto più importante dell’intero programma del partito, sul quale peraltro si registra piena sintonia con Luigi Di Maio. Al posto della legge Fornero i meccanismi di Quota 100 e Quota 41.

Non solo non è stata abolita: la legge Fornero è ancora oggi il principale sistema pensionistico italiano. Quota 100 è un’opportunità a disposizione di chi vuole uscire prima dal mondo del lavoro, accettando una riduzione conseguente dell’importo pensionistico.

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2. Giro di vite sull’immigrazione clandestina

La promessa di un giro di vite nella gestione dei flussi migratori ha trovato riscontro nel decreto Sicurezza. Tra le altre cose, esso prevede l’abolizione della protezione umanitaria, il prolungamento del trattenimento nei Cpr, la limitazione dell’accesso agli Sprar e la perdita dello status di rifugiato (e della protezione internazionale) per chi compie reati specifici.

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3. Più espulsioni e confini blindati

«Per il primo anno di governo – annunciava Salvini – il numero (di immigrati, ndr) è zero. Dobbiamo smaltire un arretrato di clandestini di mezzo milione». Per fermare quella che definisce una invasione, affermava, saranno usate anche le maniere forti. «La prima opzione è blindare i confini, dalle Alpi alla Sicilia. Basta, non si passa, stop. Perché immigrazione clandestina vuol dire delinquenza. L’emergenza di questo Paese è pulire, rimettere delle regole, blindare i confini, punire ed espellere».

La politica del ministro Salvini è caratterizzata da una forte stretta nella gestione dei flussi migratori. Ciononostante, il numero di rimpatri è addirittura in calo rispetto all’anno precedente. La riduzione del numero degli sbarchi è invece in continuità con il trend avviato dall’ex ministro Minniti.

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4. Flat tax al 15% per tutti

Il funzionamento della flat tax è semplice: il contribuente è tenuto al pagamento di una aliquota fissa in funzione del reddito. Così, spiegava Salvini, tutti sarebbero incentivati a pagare le tasse e si ridurrebbe l’evasione fiscale. «Una tassa unica, pagare meno per pagare tutti. Secondo me l’aliquota dovrà essere più vicina al 15% che al 23% (proposto da Forza Italia, ndr). Il mio numero “aureo” è sicuramente inferiore al 20%».

Nella legge di bilancio, il governo ha approvato la mini-flat tax per le partite Iva sotto i 65 mila euro. L’obiettivo per il 2019 è estendere la tassa piatta per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 100 mila euro.

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5. Pace fiscale

La proposta di Salvini di un condono fiscale sulle cartelle sotto i 100 mila euro è all’insegna della “pace fiscale”: chiedere al cittadino una parte del dovuto, così da incentivarlo al pagamento. «Io posso o far finta di niente o convocare uno per uno questi italiani, che hanno una cartella con un importo sotto i 100 mila euro, e chiedere il 15% di quello che non mi daranno mai. Io incasso contante e tu torni a lavorare», spiegava.

La norma approvata nel decreto Fiscale prevede il pagamento di un’aliquota al 20% con un tetto di 100 mila euro. L’obiettivo per il 2019 è estendere il condono anche a imprese e società.

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6. Tagli alle accise sulla benzina

Un «impegno concreto, realizzabile, fattibile per eliminare le accise della benzina. Più della metà del costo della benzina se ne va in tasse. Cosa faccio se vado al governo? Non ho bacchette magiche, ma faccio giustizia e le taglio». E ancora: «Se sarò al governo eliminerò ognuna di queste accise riducendo il costo della benzina di 0.72 centesimi. Lasceremo euro in più nelle tasche degli italiani. Con me una tassa di 80 anni fa non esisterà più».

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7. Difesa dell’economia nazionale: dazi doganali e superamento del tetto deficit/Pil

Per Salvini il rapporto deficit/Pil al 3% è una follia. «Se questi numeretti hanno portato a cinque milioni di poveri in Italia – spiegava – evidentemente sono numeretti sbagliati. Siamo gli unici fessi che non diamo da mangiare ai nostri figli perché lo chiede l’Europa». «Se riusciamo a mantenere il 3%, lo manteniamo. Se i nostri figli hanno bisogno, per me il 3% è scritto sulla sabbia». Per stimolare la crescita, inoltre, il leader del Carroccio proponeva l’istituzione di dazi doganali che proteggano la produzione nazionale. «Salvini al Governo – aggiungeva – andrà a Bruxelles a dire: ‘Viva il libero mercato, viva il libero scambio però io difendo il lavoro e la salute degli italiani. Se servono dei dazi, metto dei dazi perché io voglio riso italiano e non riso cambogiano dove usano cemento come fertilizzante».

Sebbene Salvini minacci spesso di superare il tetto del 3%, per ora non si è mai arrivati a tanto. In sede di discussione della legge di bilancio 2019, ad esempio, il rapporto deficit/Pil è stato ridotto dal 2,4% al 2,04% proprio per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea.

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8. Riforma della legittima difesa

La riforma della legittima difesa riconosce sempre la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa qualora il soggetto, per «difendere la propria o la altrui incolumità, i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione», utilizzi «un’arma legalmente detenuta o altro mezzo idoneo». In altre parole, la difesa sarà sempre legittima (anche qualora l’altra persona non sia armata). Inoltre, la riforma interviene sull’art. 55 del Codice penale ed esclude la punibilità di chi si è difeso «in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto».

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9. Autonomia regionale

«Nei prossimi cinque anni possiamo fare quel che non è stato fatto negli ultimi venti, l’Italia può diventare finalmente un Paese efficiente, moderno, federale, dove le risorse e la politica sono più vicine ai cittadini», dichiarava Salvini in campagna elettorale. Via libera all’autonomia del Veneto, quindi, ma non solo. Adesso, proseguiva, è il momento di estendere il modello autonomista a tutta Italia. «Ora l’autonomia me la chiedono pure la Puglia e la Campania», afferma. «Adesso anche al Sud l’autonomia viene percepita come un’opportunità e non come un pericolo. E difatti sarà una delle prime riforme che metteremo in cantiere in parlamento».

Al momento il ddl sulle autonomie è in stallo per via delle tensioni tra M5S e Lega sulla questione.

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10. Bonus 80 euro e Jobs Act

Salvini prometteva di non eliminare il bonus da 80 euro introdotto da Renzi nel 2014. «Io vado al governo per mettere i soldi nelle tasche degli italiani e non toglierli», spiegava. Allo stesso modo, il leader del Carroccio si diceva disposto a preservare alcune parti del Jobs Act. «Io manterrei una parte del Jobs Act. Ci sono alcuni aspetti della riforma del lavoro che vanno tutelati», affermava. Un improvviso cambio di rotta? Niente affatto. «Non è che quando uno va al governo deve per forza cancellare tutte le cose che hanno fatto gli altri per partito preso».

Per ora il bonus 80 euro non è stato modificato. Il ministro dell’Economia si è però detto scettico verso il suo funzionamento e ha lasciato intendere di essere intenzionato a eliminarlo entro il 2019.

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Redazione La Clessidra

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