Scontro M5S-Quirinale: Di Maio chiede l’impeachment nei confronti di Mattarella

impeachment

Dopo lo stop al governo giallo-verde imposto dal Capo dello Stato, Luigi Di Maio avanza la richiesta di impeachment e incassa il sostegno di Giorgia Meloni.

Lo scontro istituzionale tra le forze politiche incaricate di formare il nuovo governo e la presidenza della Repubblica è fatalmente diventato realtà. Da ieri sera c’è una sola parola che circola senza sosta negli ambienti del Movimento 5 Stelle: impeachment.

A suggerire la messa in stato di accusa di Sergio Mattarella è stato Luigi Di Maio nel suo intervento telefonico a Che tempo che fa. «Se andiamo al voto e vinciamo poi torniamo al Quirinale e ci dicono che non possiamo andare al governo», ha spiegato ancora visibilmente provato. «Per questo dico che bisogna mette in stato di accusa il Presidente. Bisogna parlamentarizzare tutto anche per evitare reazioni della popolazione».

Una richiesta, quella di Di Maio, sulla quale il Movimento ha trovato l’appoggio di Fratelli d’Italia: «Si dice che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbia messo un veto alla nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia», ha affermato Giorgia Meloni pochi minuti dopo il discorso del Capo dello Stato al Paese. «Se la notizia fosse confermata avrebbe dell’incredibile perché la verità è che non esiste alcuna norma della Costituzione italiana che consenta al presidente della Repubblica di rifiutarsi di nominare un ministro solo perché non ne condivide le idee. Se questa notizia fosse confermata sarebbe drammaticamente evidente che il presidente Mattarella è troppo influenzato dagli interessi delle nazioni straniere. Dunque Fratelli d’Italia, nel caso in cui questo veto impedisse la formazione del nuovo governo, chiederà al Parlamento italiano la messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica per alto tradimento».

La proposta di Di Maio non ha però trovato il sostegno di Matteo Salvini, che ha liquidato l’ipotesi impeachment come un «cavillo» e punta tutto sul ritorno alle urne in un clima da guerra civile.

L’impeachment, cioè la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica, è previsto dall’art. 90 della Costituzione:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

La procedura prevede innanzitutto che un Comitato, composto da Deputati e Senatori, valuti le accuse mosse al presidente della Repubblica e ne disponga la votazione. Qualora il Parlamento approvasse la messa in stato di accusa a maggioranza assoluta, l’ultima parola spetterebbe alla Corte Costituzionale.

In Italia ci sono stati solo due casi nei quali è stato richiesto l’impeachment: contro il presidente Giovanni Leone, nel 1978, e contro Francesco Cossiga, nel 1992. In entrambi i casi la procedura non arrivò a conclusione, ma entrambi i presidenti decisero di dimettersi di loro iniziativa.

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Daniele

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