Crisi istituzionale, parla il prof. Fusaro: «Il presidente non può subire diktat»

crisi istituzionale

Foto: Libertà Eguale

Intervista al professor Carlo Fusaro in merito alla crisi istituzionale tra le principali forze politiche e il Quirinale.

La crisi istituzionale apertasi domenica, con lo scioglimento della riserva da parte del presidente incaricato Conte e il discorso del presidente della Repubblica, rischia di lacerare un Paese nel quale la fiducia verso la politica è già al livello di guardia. A pesare sulla delicata decisione del Quirinale da un lato la necessità di preservare la legittimità dell’istituzione, che non poteva semplicemente limitarsi ad accettare quello che a tutti gli effetti era un diktat politico; e, dall’altro, la necessità di preservare la fragile economia italiana e la stessa collocazione geopolitica del nostro Paese.

Il comportamento del presidente Mattarella ha immancabilmente suscitato reazioni forti non solo nei diretti interessati, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, quest’ultimo arrivato a ipotizzare la messa in stato d’accusa del Capo dello Stato. Intellettuali e giuristi da giorni si interrogano sulla legittimità di una simile scelta e sulle sue possibili ricadute nella società. Abbiamo cercato anche noi di dare un contributo al dibattito intervistando Carlo Fusaro, professore di diritto costituzionale, elettorale e parlamentare presso l’Università di Firenze.

In questo momento il presidente della Repubblica è al centro di un fuoco incrociato. Da un lato chi sostiene la sua iniziativa; dall’altro chi – Costituzione alla mano – la critica. Cerchiamo di chiarire proprio questo punto: quando il presidente della Repubblica ha la prerogativa di porre il veto su un ministro per tutelare l’interesse della nazione?

Per tutelare quelli che considera interessi nazionali indisponibili (fondamentali) sempre. Ma non è un vero e proprio veto. A lui spetta la nomina, al presidente incaricato la proposta. È chiaro che di norma i nomi che fa il presidente incaricato sono condivisi dal presidente della Repubblica. Ma in diversi casi – per quanto rari – presidenti come Einaudi, Pertini, Scalfaro, Napolitano hanno obiettato.

In molti giustificano la decisione del presidente Mattarella ricordando altri casi esemplari, come quelli di Pertini, Scalfaro, Ciampi e Napolitano. In quei casi però si è trattato di scelte formali più che sostanziali (riguardanti precise idee politiche), non pensa?

Beh, veramente Scalfaro a Berlusconi mandò una letterina in cui gli diceva tre punti programmatici indefettibili (nemmeno si parlava di ministri). Ma ci si deve decidere: o si abolisce la figura del presidente della Repubblica o gli si cambiano i poteri o si deve accettare che concorra a certe scelte. Pensate al Consiglio supremo di difesa: dove si son decise le linee degli interventi in Iraq (solo a cose fatte) e in Libia (si ricorderà che Berlusconi era – saggiamente – contrario all’iniziativa franco-inglese-americana).

L’intero processo di formazione del governo M5S-Lega è stato peculiare. Dalla formazione della maggioranza al contratto di governo, passando per la scelta di un presidente del Consiglio terzo chiamato a ratificare un programma e una squadra di ministri decisi da altri. Come si concilia tutto questo con il dettato costituzionale? Se il Capo dello Stato avesse accettato passivamente i diktat di Lega e 5 Stelle non avrebbe corso il rischio di svilirne le funzioni?

Esattamente. Aveva già accettato (e l’ha detto) uno sconosciuto a presidente del consiglio. Si tenga conto che, per un’intesa politica di forze che dovrebbero avere circa oltre 500 fra deputati e senatori, avevano designato un qualunque professore universitario senza la benché minima esperienza politico-amministrativa! Appunto: era un diktat e un presidente non subisce diktat, per definizione.

Lo strappo consumatosi in queste settimane ha aperto una crisi istituzionale preoccupante, in cui ad essere messa in discussione è il ruolo istituzionale del presidente della Repubblica. Salvini e Di Maio, poi, con le loro dichiarazioni sono arrivati a criticare la stessa natura democratica dell’ordinamento italiano. Come potranno le istituzioni uscire da questa grave crisi?

Il ruolo del capo dello Stato nell’ordinamento italiano è stato messo in discussione decine di volte: Gronchi, Segni, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Napolitano… A dir poco! Quindi niente di nuovo sotto il sole anche se certamente l’intransigenza interessata di M5S e soprattutto Lega hanno provocato un contrasto esploso apertamente. Quanto alla natura democratica del nostro ordinamento, non vedo perché dovrebbe essere in discussione.

Il dilagare di forze euroscettiche non solo in Italia, ma in diversi Paesi europei, rappresenta una minaccia per la tenuta dell’Unione e dell’euro. A suo avviso quale futuro attende l’Unione? Riuscirà a rispondere alle critiche (magari dotandosi di una costituzione comune e portando a compimento una vera unione politica) o il sogno europeista è destinato a crollare?

Non faccio il mago. E vedo che il troppo successo dell’UE sta obnubilando tanti europei in numerosi Paesi. In questo momento in Italia più che altrove: perché siamo un po’ più ignoranti e superficiali, perché la crisi ha pesato di più, perché i partiti sono spariti o quasi e comunque nessuno se li fila più. Merita fare riflessioni serie: sui regimi parlamentari, sulla democrazia, sull’idea assurda che sta diffondendosi che “uno vale uno” e tutti devono poter influire parimenti non sull’elezione (il che è logico) ma sul meccanismo delle decisioni.

Crede davvero percorribile la strada dell’impeachment proposta da Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle?

Premesso che da noi si chiama “messa in stato d’accusa” e non è un dettaglio, perché da noi sono alto tradimento e attentato alla Costituzione le sole giustificazioni della messa in stato d’accusa (l’impeachment degli americani è per qualsiasi reato), è ovvio che sono proposte che non sfoceranno mai in una condanna. E conoscendo Mattarella neppure in un modo di influenzarlo e farlo dimettere. In qualche misura, lo rafforzano.

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT