Di Maio riapre a Salvini: «Governo insieme, superiamo l’ostacolo Savona»

savona

Ennesimo stop alla formazione del governo. Adesso Di Maio torna a parlare di un governo con la Lega, con Savona in un’altra posizione. Attesa per la risposta di Salvini.

Doveva essere il giorno della svolta, invece si è concluso con un nuovo nulla di fatto. A 87 giorni dalle elezioni del 4 marzo l’Italia non ha ancora un governo e, a questo punto, i tempi per la sua formazione rischiano di allungarsi ulteriormente.

Carlo Cottarelli, l’ex commissario alla spending review indicato da Mattarella come capo di un eventuale governo tecnico, avrebbe completato la lista dei ministri. Una lista che avrebbe incassato già il via libera del Quirinale. Lo scioglimento della riserva era atteso nella giornata di ieri, ma Cottarelli e Mattarella hanno deciso di concedere ancora del tempo a Movimento 5 Stelle e Lega per arrivare a una soluzione politica della vicenda.

A pesare sull’ennesimo stop le parole di Luigi Di Maio che, se domenica attaccava il Quirinale e minacciava l’impeachment, ieri è tornato a indossare i panni dell’aspirante statista e ha aperto uno spiraglio per un governo con Salvini. Nella sua diretta Facebook, seguita all’incontro con Mattarella, il leader pentastellato si è detto disponibile a far partire il governo con la Lega facendo ricoprire a Savona un ruolo diverso. «Il M5S ci sta, dipende dall’altra forza politica che fa parte del contratto», ha spiegato. «Se ci sta chiederemo di richiamare Conte al Quirinale per l’incarico, è una grande occasione. Troviamo una persona della stessa caratura dell’eccellente professor Savona, che resta nella squadra di governo in un’altra posizione».

In attesa di sapere come si muoverà Salvini, Di Maio si è detto contrario al governo Cottarelli e ha dichiarato che il Movimento non voterà la fiducia. Niente da fare anche per quanto riguarda l’ipotesi della non sfiducia, ossia l’astensione dell’intero Parlamento che consentirebbe all’esecutivo di insediarsi e traghettare il Paese verso nuove elezioni. «La non sfiducia tecnica – ha concluso – è una pratica da Prima Repubblica. O governo politico o voto».

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Redazione La Clessidra

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