Immigrazione: Salvini promette più centri chiusi ed espulsioni

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La ricetta anti-immigrazione del leader della Lega prevede l’apertura di un Cpr per regione e l’allungamento dei tempi di permanenza per facilitare le identificazioni e le espulsioni.

Creare dei centri chiusi per i migranti, perché «la gente non vuole avere dei luoghi dove uno esce alle 8 della mattina, rientra alle 10 la sera e durante il giorno non si sa cosa fa e fa casino». Così Matteo Salvini spiega ai giornalisti la linea che intende seguire al Viminale sull’immigrazione. Si tratta di centri che serviranno per «ospitare momentaneamente chi deve tornare a casa sua», così da espellere chi non ha i requisiti per stare in Italia. Ma, precisa il ministro dell’Interno, «prima di espellerlo dobbiamo capire chi è e da dove viene».

Perché questo sia possibile, spiega Salvini, occorrerà istituire un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) in ogni regione con una capienza di almeno 1600 persone (al momento i Cpr sono 5, con una capienza di 500 posti). Allo stesso tempo sarà necessario prolungare i tempi di permanenza all’interno di tali strutture previsti dalla legge. «Due o tre mesi non sono sufficienti, serve più tempo», fa sapere Salvini, perché «è chiaro ed evidente che ci sono dei Paesi africani con grossi problemi anagrafici».

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Sull’apertura dei Cpr Salvini si dice fiducioso. Fino ad ora molti sindaci e governatori si sono opposti alla loro realizzazione, già prevista dall’ex ministro Marco Minniti. Un problema superato, spiega il vice-premier: «Un conto sono dei Centri aperti e un conto sono quelli chiusi. Ho parlato con tutti i governatori leghisti e tutti non vedono l’ora di avere dei Centri chiusi. Tutti gli amministratori della Lega non chiedono altro». A ben vedere, tuttavia, occorre precisare che i Cpr in funzione sono già oggi strutture chiuse e che l’allontanamento comporta una sanzione amministrativa.

Salvini ha poi precisato che i migranti regolari e per bene non avranno nulla da temere: «chi scappa dalla guerra – conclude – ha in casa mia, casa sua».

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Redazione La Clessidra

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