«Senza accordo con il Pd si torni al voto»: le giravolte del Movimento 5 Stelle

movimento 5 stelle

Prima il dialogo con la Lega, poi l’apertura al Pd. Infine la richiesta di elezioni anticipate. Le elezioni del 4 marzo hanno fatto emergere tutti i limiti del Movimento 5 Stelle.

«Dopo 50 giorni il forno della Lega è chiuso, noi abbiamo una dignità. Per 50 giorni li abbiamo corteggiati. Ci hanno fatto perdere molto tempo. Ci sono forze politiche alternative e queste potranno firmare il contratto di governo. Se soddisfacente, i nostri iscritti lo approveranno. Altrimenti, se il gioco non vale la candela, ce ne torneremo a votare».

Così parlava il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, lo scorso aprile. Concluso senza esito il mandato esplorativo di Maria Elisabetta Casellati, il M5S si apprestava ad aprire al Pd. Apertura che non si è poi concretizzata per via del prevalere della posizione di chiusura sostenuta, tra gli altri, dall’ex segretario Matteo Renzi e fatta propria – pur con qualche malumore – dal segretario reggente Maurizio Martina.

Leggi anche: Di Maio: «Se il Pd non accetta il contratto di governo si torna a votare»

Le parole di Di Maio non lasciavano spazio a interpretazioni: in assenza di accordo con i principali partiti usciti dalle elezioni del 4 marzo, l’unica strada – sosteneva il leader pentastellato – era tornare al voto. E invece le cose sono andate diversamente. Dopo due mesi di contrattazioni e negoziazioni, e dopo l’intervento del presidente della Repubblica (che, ricordiamo, si è spinto a concedere il mandato esplorativo a Carlo Cottarelli per la formazione di un governo tecnico), Movimento 5 Stelle e Lega sono tornati sui propri passi e hanno trovato una convergenza basata su un contratto condiviso.

La redazione della Clessidra ritiene che, a prescindere dai colori politici, il fatto che si sia riusciti a formare un esecutivo sia un elemento positivo: sarà poi la valutazione del suo operato a dire se avrà fatto bene o avrà fatto male. Le concitate vicende degli scorsi mesi hanno però mostrato in maniera evidente tutti i limiti del Movimento 5 Stelle. Limiti dovuti all’inesperienza di una classe dirigente giovane, più avvezza alle dinamiche della protesta che alle logiche della negoziazione politica, oltreché alla difficoltà di conciliare le diverse anime che compongono il partito e di arrivare a una linea condivisa.

Elementi, questi, che hanno portato Di Maio a oscillare tra posizioni e proposte spesso inconciliabili fra di loro e a rivolgersi ad attori politici antitetici come se fossero interscambiabili, dando l’immagine di un attore politico in balia degli eventi. La promessa in questione, che qui indichiamo come non rispettata, è forse l’esempio più lampante di tutto ciò.

PROMESSA NON RISPETTATA

Leggi tutte le promesse di Luigi Di Maio

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT