Intervista all’ex ministro Elsa Fornero: dal nuovo corso politico al futuro dell’Unione Europea

elsa fornero

 

“I sacrifici fatti serviranno per creare opportunità ai giovani, si è sbagliato a non spiegarne bene i motivi.”

Spesse volte protagonista involontaria della scorsa campagna elettorale, Elsa Fornero ha sempre difeso la sua riforma, inquadrandola in un contesto, quello tra la fine del 2011 e il 2013, estremamente drammatico per il nostro Paese. Con quel governo, guidato da Mario Monti, ci si è discostati “dal precipizio” senza andare incrontro al default e senza incorrere nell’abbraccio mortale della troika. Quel governo tecnico ha però lasciato l’amaro in bocca a gran parte del Paese, non riuscendo a far capire ai più, a causa anche dei partiti che lo sostenevano, le ragioni di tanto rigore e tanta austerità.

Professoressa Fornero, il nostro quotidiano si occupa delle promesse dei politici, vediamo di fare una scommessa: Di Maio in campagna elettorale diceva di abolire la sua legge in cinque anni, mentre Salvini ha dichiarato che in cinque mesi l’avrebbe, leggo testualmente, “stracciata”. Quanto punterebbe su queste dichiarazioni?

Assai poco, anzi niente perchè entrambi hanno già fatto delle correzioni rispetto a ciò che hanno detto in campagna elettorale. La mia legge per necessità è nata in 20 giorni; in cinque anni si possono cambiare molte cose e anche le risorse finanziarie possono essere diluite. Cinque mesi per stracciarla? Punterei zero

A proposito di cambiamenti, dalle parti della Lega in campagna elettorale siamo passati dall’eliminazione della legge Fornero, al suo superamento, fino al “miglioramento” della stessa, ma con “attenzione alla sostenibilità” per dirla con le parole del ministro Tria. E’ un segno che alcune delle promesse fatte non possono essere realizzate per mancanza di risorse, come prospettato da autorevoli osservatori?

I politici in campagna elettorale non dovrebbero fare gli sprovveduti e prima di fare delle promesse dovrebbero cercare di capire se hanno la possibilità di mantenerle. E’ un dilemma che mi ha sempre colpita: perchè in campagna elettorale c’è bisogno di fare promesse irrealizzabili? Perchè c’è bisogno di specchietti per le allodole? Perché non si può dire la verità agli elettori e spiegare loro le difficoltà delle situazioni nelle quali ci si trova anche per accadimenti internazionali che sono al di fuori della nostra portata e contro i quali è illusorio mostrare i muscoli e probabilmente anche controproducente? Non capisco perchè la politica debba nutrirsi di illusioni, salvo poi procurare delusioni.

Il ministro Tria nelle sue recenti dichiarazioni è stato molto tecnico nei giudizi e con i piedi ben piantati a terra circa i programmi del contratto Lega-M5s. E’ apparso come un ottimo tecnico che cercava di rassicurare i mercati, come i predecessori. Sembrava di vedere un altro film rispetto all’intraprendenza tutta muscoli di Salvini o, per esempio, al M5s che sembrava tirare in ballo complotti contro il Paese, uno spread telecomandato eccetera eccetera.

Salvini non riuscirà a trovare risorse in questo modo, mostrare i muscoli non crea risorse finanziarie e non rende i nostri creditori più benevolenti. Tria ha detto delle cose di buon senso, ha detto che faranno le riforme guardando alla compatibilità finanziaria che vuol dire senza aumentare il debito; tutti sono capaci a realizzare tante cose indebitandosi, ma adesso il debito è così grande che non si può più fare. Chi è avveduto ha più prudenza. Nel governo devono trovare un’unità e non è detto che la trovino.

Gli Italiani nelle scorse elezioni hanno lanciato un messaggio chiaro contro le politiche di austerità, politiche in cui anche la legge Fornero si incardinava; come farà ora la politica tradizionale, quella un po’ più sobria a riconquistare gli elettori?

Rappresentare le riforme come sola austerità è solo distorsione della realtà. Quando ci sono dei problemi finanziari all’interno di una famiglia e chiunque si trovi a gestire i conti familiari, sa  bene che cosa sono i vincoli di bilancio,  sa bene che qualche volta bisogna fare qualche sacrificio. I sacrifici pero’ non si fanno a titolo gratuito, ma per star meglio domani. Le riforme che sono state fatte implicavano sacrifici, ma erano sacrifici, per esempio nel caso del sistema pensionistico, che servivano per le generazioni future, bisognava mettere ordine alla cassa. Questo però da solo non basta, ci vuole il prerequisito di un’economia che funziona bene, lavorando sul mercato del lavoro, su investimenti, infrastrutture e sull’economia reale che serve per produrre reddito e dunque risparmio necessario per le pensioni. C’è una responsabilità nel non aver comunicato nel modo corretto il motivo per cui era necessario agire così. Per tornare alla domanda, adesso sarà difficile dare una rappresentazione diversa del percorso di riforma, ma è quello che la politica lungimirante dovrebbe fare.

Dal suo punto di vista, a giudicare anche anche dalle recenti vicende sui flussi migratori, l’Ue non dovrebbe diventare un’unione politica a tutti gli effetti oltre che economica?

Questo è l’obiettivo che dovremmo proporci, rafforzare l’Unione anche sugli aspetti di politica fiscale, politica migratoria, difesa comune e politica estera. Fino a quando però ci lanceremo (tra Paesi dell’Ue ndr) accuse reciproche, non andremo da nessuna parte. Bisogna andare avanti con un’agenda e costruire un’unione politica a tutto campo che non debba dimenticare le nostre radici, ma che non persegue i nazionalismi.

Alla luce della situazione attuale, seria ma non drammatica come nel 2012, avrebbe apportato qualche correzione alla sua legge? 

Ho sempre sostenuto che la strada per recuperare flessibilità e solidarietà nei confronti delle categorie meno fortunate è possibile. Ho condiviso l’introduzione dell’Ape sociale che permette un anticipo sulla pensione a carico della collettività e dell’Ape volontaria che permette alle persone che ritengono di poter terminare in anticipo la vita lavorativa di avere un prestito sostenendo gli oneri. Ecco queste misure, che  sono forme di sperimentazione sociale intelligente, avrebbero potuto essere introdotte anche prima. Nessuna riforma nasce perfetta, vanno invece osservat gli effetti che hanno nella società corrente e migliorate, mai demonizzate come purtroppo la politica ha cinicamente fatto.

 

Mauro Pileri

Mauro Pileri

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