Salvini: «Pace fiscale entro il 2018». Cottarelli: «Condono, premia gli evasori»

pace fiscale

La proposta di Salvini riguardante la pace fiscale, con la cancellazione delle cartelle esattoriali inferiori ai 100.000 euro, trova le perplessità del direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici Carlo Cottarelli.

Matteo Salvini torna a parlare di fisco. Lo fa riprendendo una delle promesse più apprezzate dall’elettorato leghista: la pace fiscale. Se il ministro dell’Economia Tria nelle scorse settimane ha provato a tirare il freno a mano, sottolineando come sarebbe più opportuno parlare di una maxi-rottamazione delle cartelle esattoriali, il ministro dell’Interno (in vista anche degli imminenti ballottaggi) preme sull’acceleratore.

L’obiettivo della Lega, spiega durante la cerimonia per il 244° anniversario della fondazione della Guardia di Finanza, è «liberare milioni di italiani incolpevoli ostaggi e farli tornare a lavorare, sorridere e pagare le tasse». Per farlo, Salvini propone di chiudere da subito «tutte le cartelle esattoriali di Equitalia per cifre inferiori ai 100.000 euro». In un post su Facebook, pubblicato il 10 luglio, il ministro dell’Interno indica una data precisa: la pace fiscale, assicura, verrà realizzata «entro il 2018». «Mentre il Pd pensava ai grandi – si legge – noi pensiamo ai piccoli», perché «è su di loro che si fonda l’economia del nostro Paese».

Sulle dichiarazioni di Salvini è intervenuto Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici, che si è mostrato critico verso l’ipotesi avanzata dal leader leghista. «A me – si legge su AdnKronos – sembra l’ennesimo condono che può far recuperare un po’ di soldi ma, secondo me, non tanti quanto si dice. In tutte le amministrazioni fiscali del mondo ci sono accordi a livello individuale che si possono e si devono prendere per chi non può pagare – aggiunge – ma qui alla fine si va a premiare anche chi non vuole pagare». I condoni, secondo Cottarelli, «sono sbagliati, però si continuano a fare. Questo premia gli evasori, anzi chi non vuol pagare perché si sa che dovrebbero pagare. Si parla di 60 miliardi di introiti in due anni. Adesso noi usciremo presto con una nostra valutazione come Osservatorio sui conti pubblici e, secondo me, sarà molto meno».

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Redazione La Clessidra

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