Approvato dal CdM il decreto dignità. Il provvedimento passa alle Camere

decreto dignità

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto dignità. Previsti interventi su contratti a termine, delocalizzazioni e ludopatia. Slitta la rivoluzione fiscale annunciata dal M5S.

È stato approvato nella serata di ieri dal Consiglio dei ministri il decreto dignità. Il provvedimento, così ribattezzato da Luigi Di Maio, inizierà ora l’iter per alle Camere per la conversione in legge. Il vicepremier ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto: «Oggi è il giorno in cui le cose che non si potevano fare, come ci dicevano tutti, si sono fatte» ha annunciato via Facebook a termine del Consiglio. «Sono emozionato, perché da oggi si cambia davvero».

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Come riportato dal Sole 24 Ore sono quattro gli ambiti di intervento del decreto dignità.

Contratti a termine

In primo luogo si prevede una stretta sui contratti a termine. Il provvedimento riduce il limite massimo di durata dei contratti a termine da 36 a 24 mesi, con 4 proroghe (e non più 5) e un aumento del costo dei contributi che il datore di lavoro deve versare pari allo 0,5% per ogni proroga.

Per i contratti più lunghi di 12 mesi, o dal primo rinnovo in avanti, vengono introdotte le causali temporanee e oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionale. Tali regole si applicano anche ai contratti di somministrazione.

Aumenta anche il valore dell’indennità per i lavoratori licenziati senza giusta causa, che passa da un massimo di 24 mesi a un massimo di 36.

Delocalizzazioni

Le aziende che, nei 5 anni successivi al ricevimento dell’aiuto dallo Stato, decidano di delocalizzare la loro produzione all’estero decadranno dal beneficio e saranno sottoposte a sanzioni pecuniarie per un importo da 2 a 4 volte quello del beneficio ottenuto. Il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali.

Nel caso la concessione di aiuti pubblici preveda la valutazione dell’impatto occupazionale, i benefici verranno revocati a chi dovesse tagliare i posti di lavoro nei 5 anni successivi.

Semplificazione e fisco

Si tratta della nota dolente dell’intero decreto, ben lontano dalle promesse elettorali del Movimento 5 Stelle. Il redditometro non viene cancellato ma è prevista la necessità di un nuovo decreto ministeriale di attuazione per il contrasto all’evasione fiscale. L’abolizione dello spesometro viene rinviata a febbraio 2019, mentre lo split payment (che consente alla pubblica amministrazione di trattenere direttamente l’Iva) sarà abolito solo per i professionisti.

Gioco d’azzardo e ludopatia

Il decreto dignità, infine, vieta la pubblicità di giochi o scommesse con vincite in denaro. I contravventori sono puniti con sanzioni pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e un minimo di 50 mila euro, che possono arrivare a 500 mila qualora la pubblicità si rivolga a minori. Gli introiti saranno utilizzati per finanziare il fondo per il contrasto al gioco d’azzardo. Sono esclusi i contratti in essere, le lotterie nazionali a estrazione differita (come Lotteria Italia). I controlli saranno effettuati dalla Agcom.

Oltre a redditometro e spesometro, restano fuori dal provvedimento anche la normativa sui voucher e quella sui riders, sulla quale le principali aziende di food delivery hanno trovato un accordo privato gli scorsi giorni. Rinviato al 2019 anche l’obbligo di fatturazione elettronica per i benzinai.

PROMESSA RISPETTATA
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Daniele

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