Fraccaro promette l’abolizione del Cnel: «Pronti anche al referendum»

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Foto: Lo Speciale

La commissione Affari costituzionali della Camera dovrebbe iniziare i lavori per l’abolizione del Cnel dopo l’estate. Se il Parlamento non la approverà, il governo è pronto a ricorrere al referendum.

A un anno e mezzo dal referendum del 4 dicembre si torna a parlare della abolizione del Cnel. Secondo Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti col Parlamento e per la Democrazia diretta, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro avrebbe infatti le ore contate. Il governo, ha fatto sapere, sta lavorando per l’eliminazione dell’organo, già promessa da Matteo Renzi nella riforma costituzionale. «La prossima settimana – ha dichiarato Fraccaro nell’intervista a Huffington Post – verrò convocato in audizione alla Prima commissione Affari costituzionali della Camera, poi sarà la volta del Senato per delineare le linee programmatiche. Quando si tratta la materia costituzionale occorre operare con grande rispetto, fermo restando l’autonomia del Parlamento».

La strategia dell’esecutivo è chiara: se il Parlamento non dovesse approvare l’abolizione del Cnel, che richiede una maggioranza dei due terzi, saranno i cittadini a esprimersi attraverso il referendum. Memore dell’esperienza renziana, Fraccaro precisa: « Non faremo quell’errore, non lo inseriremo in una riforma onnicomprensiva, ma chiederemo al Parlamento di esprimersi su una singola proposta di riforma. Nella proposta di legge si parlerà esclusivamente dell’abolizione del Cnel. E se ci sarà un nuovo referendum perché in Parlamento non si troveranno i numeri – ha proseguito – la consultazione sarà solo sul Cnel».

La proposta di legge dovrebbe essere depositata dopo l’estate in vista dell’apertura del dibattito in Commissione. In caso di abolizione, ha spiegato Fraccaro, il personale sarà ricollocato. Quanto alla attuale sede del Cnel, ha concluso, Villa Lubin diventerà «la Casa della partecipazione e della democrazia diretta. Il luogo dove si possa essere informati circa i propri diritti politici e decisionali. Sarebbe un bel modo di restituirla ai cittadini».

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Redazione La Clessidra

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