Entra in vigore il decreto dignità: i punti essenziali del provvedimento

decreto dignità

Contratti a termine, ludopatia, delocalizzazioni e semplificazione i cardini del decreto dignità. Il provvedimento è stato firmato dal presidente della Repubblica ed è ufficialmente entrato in vigore.

È stato firmato giovedì 12 luglio dal presidente della Repubblica il decreto dignità. Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ed è ufficialmente entrato in vigore.

Sono almeno quattro gli ambiti di intervento del provvedimento, fortemente voluto dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

Contratti a termine

In primo luogo si prevede una stretta sui contratti a termine. Il provvedimento riduce il limite massimo di durata dei contratti a termine da 36 a 24 mesi, con 4 proroghe (e non più 5) e un aumento del costo dei contributi che il datore di lavoro deve versare pari allo 0,5% per ogni proroga.

Per i contratti più lunghi di 12 mesi, o dal primo rinnovo in avanti, vengono introdotte le causali temporanee e oggettive connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionale. Tali regole si applicano anche ai contratti di somministrazione.

Aumenta anche il valore dell’indennità per i lavoratori licenziati senza giusta causa, che passa da un massimo di 24 mesi a un massimo di 36.

Delocalizzazioni

Le aziende che, nei 5 anni successivi al ricevimento dell’aiuto dallo Stato, decidano di delocalizzare la loro produzione all’estero decadranno dal beneficio e saranno sottoposte a sanzioni pecuniarie per un importo da 2 a 4 volte quello del beneficio ottenuto. Il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali.

Nel caso la concessione di aiuti pubblici preveda la valutazione dell’impatto occupazionale, i benefici verranno revocati a chi dovesse tagliare i posti di lavoro nei 5 anni successivi.

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Semplificazione e fisco

Si tratta della nota dolente dell’intero decreto, ben lontano dalle promesse elettorali del Movimento 5 Stelle. Il redditometro non viene cancellato ma è prevista la necessità di un nuovo decreto ministeriale di attuazione per il contrasto all’evasione fiscale. L’abolizione dello spesometro viene rinviata a febbraio 2019, mentre lo split payment (che consente alla pubblica amministrazione di trattenere direttamente l’Iva) sarà abolito solo per i professionisti.

Gioco d’azzardo e ludopatia

Il decreto dignità, infine, vieta la pubblicità di giochi o scommesse con vincite in denaro. I contravventori sono puniti con sanzioni pari al 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e un minimo di 50 mila euro, che possono arrivare a 500 mila qualora la pubblicità si rivolga a minori. Gli introiti saranno utilizzati per finanziare il fondo per il contrasto al gioco d’azzardo. Sono esclusi i contratti in essere, le lotterie nazionali a estrazione differita (come Lotteria Italia). I controlli saranno effettuati dalla Agcom.

Oltre a redditometro e spesometro, restano fuori dal provvedimento anche la normativa sui voucher e quella sui riders, sulla quale le principali aziende di food delivery hanno trovato un accordo privato gli scorsi giorni. Rinviato al 2019 anche l’obbligo di fatturazione elettronica per i benzinai.

PROMESSA RISPETTATA

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Redazione La Clessidra

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