Nessun passo avanti per i riders: l’accordo è ancora fermo al ministero del Lavoro

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Dopo l’accordo privato del 30 giugno non c’è stato nessun passo avanti per i riders. I tavoli tecnici riprenderanno a settembre.

È stato il primo punto affrontato da Di Maio dopo l’insediamento del governo, ma da allora nulla si è mosso. I riders sembrano essere usciti dall’agenda delle priorità del ministro del Lavoro dopo che, per alcune settimane, si era battuto per cambiare le norme che disciplinano i rapporti di lavoro nel settore del food delivery.

Inizialmente Di Maio intendeva affrontare il nodo nel decreto dignità. «Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzarle – dichiarava il ministro -, ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato».

Dopo le tensioni con le principali aziende del settore, che minacciarono di lasciare l’Italia in caso di approvazione del decreto, la svolta tanto attesa. L’accordo sottoscritto dagli AD di Foodora, Foodracers, Moovenda e Prestofood andava almeno in parte incontro alle linee indicate dal ministro. La Carta dei Valori prevedeva l’impegno a individuare un compenso equo e adeguato, a garantire la copertura assicurativa per danni causati da terzi, il pagamento dei contributi e il divieto del rating reputazionale. Un passo avanti importante che di fatto scorporava la questione dal testo del decreto dignità, che sarebbe stato approvato di lì a poco dal Consiglio dei ministri.

Dal 30 giugno, però, nulla è cambiato. L’accordo è arrivato al tavolo del ministero del Lavoro ma, come riporta Il Foglio, ancora si è fermi alle negoziazioni iniziali. Il punto critico, per i tecnici del governo, è infatti riuscire a conciliare le posizioni di chi ha sottoscritto l’accordo e di chi – come Deliveroo, Glovo e Just Eat – se ne è tenuta fuori, continuando ad agire sulla base delle norme preesistenti.

A complicare ulteriormente la trattativa sono poi i sindacati che, pur concordando nella necessità di garantire maggiori tutele ai lavoratori del settore, differiscono sulle soluzioni da adottare. C’è chi, come Ugl, vede nei co.co.co. lo strumento più idoneo per inquadrare la figura contrattuale dei riders, e chi ne chiede invece l’equiparazione ai lavoratori subordinati. Gli stessi rappresentanti della categoria si sono detti scettici nei confronti della Carta dei Valori che, a loro dire, «non mette mano veramente ai due punti fondamentali nella trattativa: il riconoscimento della subordinazione e l’abolizione del cottimo».

Con il decreto dignità in dirittura d’arrivo e l’avvicinarsi della chiusura delle Camere, i tavoli tecnici slitteranno a dopo l’estate. E, data la complessità della questione, nessuno si esprime sulle tempistiche della trattativa. Fino ad allora, i riders dovranno accontentarsi di quel poco che hanno ottenuto finora.

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Daniele

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