La Commissione di vigilanza Rai boccia Foa. Decisiva l’astensione di FI

commissione di vigilanza

Foto: UrbanPost

Il nome proposto da Lega e M5S è stato bocciato dalla Commissione di vigilanza Rai. Decisiva l’astensione di Forza Italia, che va al muro contro muro con il Carroccio.

La Commissione di vigilanza ha respinto la nomina di Marcello Foa a nuovo presidente della Rai. La maggioranza si è fermata a 22 voti sui 27 richiesti. I rappresentanti di Pd, Liberi e Uguali e Forza Italia non hanno votato, impedendo così a Movimento 5 Stelle e Lega di procedere. Serafico il commento del diretto interessato: «Prendo atto con rispetto della decisione della Commissione di vigilanza della Rai», ha dichiarato. «Come noto, non ho chiesto alcun incarico nel consiglio che mi è stato proposto dall’azionista. Non posso, pertanto, che mettermi a sua disposizione invitandolo a indicarmi quali siano i passi più opportuni da intraprendere nell’interesse della Rai».

A pesare sulla mancata nomina di Foa è stata la defezione di Forza Italia, annunciata pochi giorni fa dal vicepresidente Antonio Tajani. «Non potremo votare il candidato Presidente Rai indicato dal governo», aveva dichiarato in una conferenza stampa svoltasi a Venezia. «Avremmo voluto un metodo completamente diverso da quello seguito visto che la legge prevede che non sia il governo a decidere il presidente ma il Parlamento attraverso la Commissione di vigilanza, perché il legislatore ha voluto che il presidente della Rai fosse un elemento di garanzia». «Non ci possono essere imposizioni ma scelte sempre condivise. Per questo – concludeva Tajani – siamo rammaricati ma siamo costretti a votare no. Non lo facciamo a cuor leggero, ma siamo obbligati a ricordare che vanno sempre rispettate le regole».

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Una posizione, quella del partito di Berlusconi, carica di implicazioni politiche. A rischio sono infatti la tenuta della coalizione di centro-destra e i rapporti di forza tra Lega e Forza Italia. Per voce dei capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, il Carroccio si dice dispiaciuto e allunga la mano verso Fi, auspicandosi che i fraintendimenti «possano essere superati». Dagli azzurri però si è alzato un muro: i capigruppo forzisti Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini hanno infatti replicato duramente, sostenendo che «non è con le violazioni delle regole democratiche o con le imposizioni e le forzature che si realizza il cambiamento».

Dopo la bocciatura della Commissione per Foa si aprono due strade. Potrebbe dimettersi, come già accaduto nel 2005 ad Andrea Monorchio. Oppure potrebbe restare nel Consiglio di amministrazione di viale Mazzini, facendo leva sul ruolo di consigliere anziano che gli consentirebbe di rimanere presidente ad interim fino alla elezione di un dirigente nel pieno delle funzioni. In quest’ultima ipotesi il Pd ha già annunciato battaglia.

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Redazione La Clessidra

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