Grandi opere, nuovo scontro nel governo. Salvini: «Con Tap energia costerà 10% in meno»

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Botta e risposta tra Lega e M5S sulle grandi opere. Salvini si dice favorevole a Tav e Tap, ma i 5 Stelle non ci stanno: per Di Maio sono opere inutili e vecchie.

È ancora tensione nel governo sulle grandi opere – Tav e Tap in testa. A riaccendere lo scontro sono state le dichiarazioni fatte da Matteo Salvini a Cervia, dove è intervenuto in occasione della festa della Lega Romagna. «L’Italia ha bisogno di molte infrastrutture, soprattutto al Sud», ha dichiarato il leader del Carroccio. «Penso alla Puglia: se arriverà alla fine quel gasdotto l’energia costerà il 10% in meno».

Il riferimento va naturalmente al Tap, che dovrebbe portare il gas dall’Azerbaigian al cuore dell’Europa e il cui punto d’approdo è individuato a San Foca, nel Salento. Il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto contro la realizzazione dell’opera, supportando le comunità locali e il comitato No Tap. Dopo l’iniziale passo indietro, quando il governo sembrava intenzionato – seppur a malincuore – a proseguire nei lavori, i ministri pentastellati sono tornati sul piede di guerra. Lo testimoniano le parole della ministra per il Sud, Barbara Lezzi, in risposta a Matteo Salvini: «Caro Matteo Salvini, in Italia servono le infrastrutture ed in particolar modo ne hanno estremo bisogno il sud e le aree interne del centro-nord», ha replicato. «Strade sicure, ferrovie, scuole, ricerca, università, bonifiche, anti-dissesto idrogeologico, energia pulita. Questi sono gli investimenti che l’Italia aspetta». Lo stesso premier Conte, in visita negli USA, si è detto consapevole dell’importanza strategica del gasdotto ma anche delle legittime criticità sollevate dalle comunità locali.

Anche sulla Tav le distanze tra M5S e Lega restano significative. «Ci sono fior di tecnici e di docenti che stanno valutando il rapporto costi-benefici», ha spiegato Salvini. «Dai nostri dati sembra che i benefici superino i costi nel caso delle pedemontane, del Terzo Valico e del Tap. Quanto alla Tav il discorso è più lungo. Bisogna calcolare fino all’ultimo centesimo». Ad ogni modo, ha aggiunto, «sono più per fare che per disfare. Se non fare la Tav ci costasse due, tre o quattro miliardi, è chiaro che andrebbe fatta».

Del resto la Lega è sempre stata favorevole all’alta velocità Torino-Lione, tanto che i riferimenti al blocco dell’opera presenti nella prima versione del contratto di governo sono stati sostituiti da un più generico miglioramento. Il Movimento 5 Stelle non sembra però disposto ad arretrare su quella che ritengono un’opera anacronistica e sostanzialmente inutile.

A replicare a Salvini su questo versante è Luigi Di Maio, forte dell’apertura di credito del ministro dell’Economia francese Bruno le Maire, secondo il quale «gli interrogativi di Luigi Di Maio sono legittimi e li rispetto». La Tav, ha spiegato le Maire, «è un progetto che costa diversi miliardi di euro di cui bisogna garantire la redditività davanti ai contribuenti. Perciò aspettiamo la posizione ufficiale del governo italiano, siamo pazienti». Parole ben più caute di quelle pronunciate dall’ingegnere Yves Sarrand neanche dieci giorni fa, secondo il quale «fermare la costruzione della galleria non è possibile. Abbiamo ormai superato il punto di non ritorno».

Al momento, senza una posizione chiara del governo, il futuro delle due grandi opere appare incerto. La risoluzione degli attriti tra Movimento 5 Stelle e Lega sarà un importante banco di prova per verificare la tenuta dell’esecutivo e i rapporti di forza tra i due partiti.

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Redazione La Clessidra

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