Congelato fino al 2020 il Piano periferie: la rivolta dei Comuni

piano periferie

Foto: Il Corriere della Sera

Un emendamento al decreto Milleproroghe congela i fondi del Piano periferie varato dal governo Renzi. Insorgono i sindaci. Decaro (Anci): «Stracciato un contratto già preso coi Comuni».

Sta facendo discutere l’emendamento 13.2 del decreto Milleproroghe, approvato il 6 agosto dal Senato. Il provvedimento prevede infatti lo slittamento di due anni del Piano periferie messo a punto dai governi Renzi e Gentiloni, che aveva stanziato 2,1 miliardi da investire per la riqualificazione delle periferie. L’emendamento, dunque, impone il congelamento del fondo che non sarà accessibile ai Comuni prima del 2020. Non solo: l’importo così fermato, pari a un totale di 1.030 milioni, sarà destinato a un nuovo fondo, di sola cassa, «da utilizzare per favorire gli investimenti delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni, da realizzare attraverso l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti». In altre parole, il fondo dovrebbe consentire alle amministrazioni locali di fare investimenti attingendo agli avanzi di bilancio il cui utilizzo, al momento, è vincolato alle regole contabili degli enti per effetto del patto di stabilità.

La reazione degli amministratori non si è fatta attendere. Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e candidato alla segreteria del Partito Democratico, ha annunciato battaglia: «Se questo è il cambiamento l’Italia è proprio messa male», ha dichiarato. «Dicono di stare dalla parte delle persone, ma oggi il governo di Lega e 5 Stelle cancella 2 miliardi di euro di investimenti per le periferie italiane, 40 milioni solo per Roma e provincia. Non resteremo in silenzio ad assistere a questa vergogna».

Il Comune di Firenze ha inviato una lettera a Palazzo Chigi, chiedendo che l’esecutivo mantenga l’impegno preso e eroghi il 20% dell’anticipo dei fondi previsti dal Piano. Per il sindaco di Milano Giuseppe Sala si tratta di «una manovra politica del nuovo esecutivo per screditare una buona idea dei governi precedenti». Del resto, ha annunciato, «ho chiesto ai miei uffici di trovare una soluzione per poter rispondere alle giuste esigenze dei miei concittadini. Milano – ha concluso – non intende fermare i progetti che sono stati programmati». Critico anche l’ex pentastellato Federico Pizzarotti, che chiede al governo di «fermare questo scempio di ignoranza».

Da Palazzo Chigi però sembrano intenzionati a proseguire nella scelta fatta. Il sottosegretario M5S all’Economia Laura Castelli difende l’emendamento, grazie al quale «si sblocca finalmente un miliardo di euro per investimenti degli 8 mila enti locali». Quanto ai progetti già accettati nell’ambito del Piano, prosegue Castelli, «abbiamo garantito immediata finanziabilità per i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100». In ogni caso, garantisce, le spese progettuali «verranno rimborsate». Secondo il sottosegretario Castelli, inoltre, il congelamento del Piano periferie si rende necessario per attuare la sentenza n. 74/2018 della Corte Costituzionale, nella quale si prevede che i Comuni agiscano d’intesa con gli enti territoriali (le Regioni) nell’assegnazione dei fondi.

La versione dell’esecutivo non piace però ad Antonio Decaro, presidente dell’Anci e sindaco di Bari, che parla di «furto con destrezza». «Il governo – afferma – straccia un contratto scritto, viene meno alla parola data e tanti saluti alla leale collaborazione tra istituzioni. Sul bando periferie si fa confusione, mischiando sentenze, interessi politici e risorse economiche che nulla c’entrano tra loro, solo per non dire la verità: si stanno privando i Comuni di fondi necessari per rendere più sicure e vivibili quelle nostre città che soffrono situazioni di degrado economico e sociale». Dello stesso parere anche il deputato Dem Roberto Morassut, secondo il quale «quella sentenza (la 74/2018, ndr) non c’entra nulla col bando delle periferie». Essa infatti fa riferimento a un ricorso presentato dalla Regione Veneto che lamentava come alcuni fondi venissero usati anche in ambiti di competenza regionale, senza che queste venissero coinvolte. Tali fondi non sono però oggetto dell’emendamento in questione.

L’emendamento è stato approvato con 270 voti a favore, 0 contrari e 0 astenuti. Nonostante l’opposizione al provvedimento, dunque, numerosi Senatori del Pd hanno votato a favore.

Leggi tutte le promesse di Luigi Di Maio

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT