Di Maio assicura che non ci sarà alcun aumento dell’Iva al 24,2%

aumento dell'iva

Il vicepremier esclude l’aumento dell’Iva al 24,2% per effetto delle clausole di salvaguardia, ma aggiunge: «Ritoccheremo l’imposta».

L’iva non aumenterà. Ad assicurarlo è il vicepremier Luigi Di Maio, ospite di In Onda su La7. Obiettivo dell’esecutivo è «ritoccare l’iva per non farla aumentare. Nel contratto – ha aggiunto il leader pentastellato – c’è scritto  che ai commercianti e ai consumatori non dobbiamo aumentare l’iva e che non si mettono le mani nelle tasche dei cittadini italiani».

La partita è però complicata. Per evitare l’aumento dell’iva al 24,2% a partire dal primo gennaio 2019, infatti, il governo dovrà trovare 12,5 miliardi di euro. Un aumento previsto dalle cosiddette clausole di salvaguardia, la cui funzione è quella di proteggere i conti pubblici e rassicurare l’Unione Europea sulla tenuta dell’economia italiana.

Come ricostruito dal Sole 24 Ore, le clausole furono introdotte nell’agosto del 2011 durante il governo Berlusconi. La cosiddetta «manovra di ferragosto» prevedeva che, se il governo non avesse trovato 20 miliardi entro il settembre dell’anno successivo, quelle risorse sarebbero state reperite attraverso un taglio delle agevolazioni fiscali o un aumento delle imposte indirette – in particolare iva e accise sulla benzina.

Con la caduta del governo Berlusconi, le stesse clausole vennero confermate anche da Mario Monti che però, con il decreto Salva Italia e quello sulla Spending Review, ottenne il rinvio dell’aumento dell’iva al 22%. Aumento che, dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza che sosteneva il governo di Enrico Letta, si verificò infine nel 2013.

I governi Renzi e Gentiloni sono riusciti a sterilizzare l’ulteriore aumento al 25%. Con la manovra del 2018, inoltre, quest’ultimo ha recuperato 6,1 miliardi per sterilizzare in parte dell’importo del 2019, riducendo così l’aumento all’attuale 24,2%.

Nel momento in cui scriviamo non è ancora chiaro in che modo l’esecutivo intenda intervenire per stabilizzare l’imposta. L’ipotesi più plausibile è che alcuni prodotti verranno considerati beni di prima necessità e, dunque, tassati con l’aliquota al 4%. Altri, invece, saranno tassati con l’aliquota massima.

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Redazione La Clessidra

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