Ponte Morandi, Di Maio: «Nazionalizzare Autostrade è l’unica soluzione»

nazionalizzare Autostrade

Foto: Autologia.net

Secondo il ministro il governo sarebbe compatto nella volontà di nazionalizzare Autostrade: «È compito dello Stato gestire queste infrastrutture». Ma dalla Lega arrivano i primi distinguo: Salvini preferirebbe una «sana compresenza tra pubblico e privato».

Il Movimento 5 Stelle rimane fermo sulle proprie posizioni: bisogna nazionalizzare Autostrade. A ribadirlo, in un post su Facebook, è il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, secondo il quale «l’unica soluzione è la nazionalizzazione. Non possiamo infatti lasciarle ad Autostrade: non siamo affetti dalla sindrome di Stoccolma». Il governo non starebbe dunque valutando alternative: nessun passaggio ad altri soggetti privati, dunque, perché sarebbe come «passare dalla padella alla brace», e nemmeno una apertura alle imprese estere, perché «non possiamo mettere un’altra infrastruttura strategica in mani straniere».

Secondo il leader del M5S nazionalizzare Autostrade comporterebbe un servizio più efficiente e costi inferiori per i cittadini. «È compito dello Stato gestire queste infrastrutture e garantire ai cittadini un servizio all’altezza delle attese (e delle spese)», si legge. «Usciremo dalla logica del profitto, faremo pagare meno i pedaggi, faremo molta più manutenzione e introdurremo innovazioni tecnologiche per migliorare la sicurezza e la mobilità. Chi blatera che nazionalizzare è antiliberale, si faccia un giro in Germania dove le autostrade sono pubbliche e gratuite per tutti, tranne che per i camion».

Sulla vicenda però la Lega sembra avere altre opinioni. Dopo aver inizialmente sostenuto l’ipotesi della nazionalizzazione, Matteo Salvini si dice ora favorevole a una «sana compresenza tra pubblico e privato». Nel suo intervento al Meeting di Rimini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti si dice invece «non molto persuaso che la gestione dello Stato garantisca maggiore efficienza» e sostiene che vadano «rivisti i margini di redditività delle concessioni». Anche per questo da qualche giorno si parla di un possibile intervento di Cassa depositi e prestiti, sebbene al momento il ministero dell’Economia abbia smentito la voce.

Lo stesso ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, tra i più ferventi sostenitori della nazionalizzazione, nella sua audizione sul crollo del ponte Morandi di ieri ha usato parole più caute sul futuro delle autostrade. «Questo governo – ha dichiarato – farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e degli obblighi convenzionali, valutando di volta in volta se l’interesse pubblico sia meglio tutelato da forme di nazionalizzazione oppure dalla rinegoziazione dei contratti in essere in modo che siano meno sbilanciati a favore dei concessionari».

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Redazione La Clessidra

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