La riforma della missione Sophia dovrà attendere. Trenta: «L’Europa non c’è»

missione Sophia

Gli altri Stati membri si sono detti consapevoli della necessità di riformare la missione Sophia, ma che occorre attendere la sua scadenza fra tre mesi. Dura la risposta della ministra: «Oggi mi sento delusa. Ho visto che l’Europa non c’è».

Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro tra i ministri della Difesa dei Paesi membri dell’Unione Europea di giovedì scorso. Durante il vertice la ministra Trenta aveva proposto la riforma della missione Sophia, altrimenti nota come operazione Eunavformed. Tre i punti cardine dell’intervento proposto dall’Italia: la rotazione dei porti di sbarco dei migranti, la sostituzione del principio geografico in favore del principio Sar e la creazione di una unità di coordinamento ad hoc con Frontex composto dai rappresentanti di tutti gli Stati membri.

L’intesa, tuttavia, non è stata raggiunta. Elisabetta Trenta si è detta amareggiata per l’esito del vertice: «Oggi mi sento delusa. Ho visto che l’Europa non c’è», ha affermato al termine dell’incontro. «Sono venuta a Vienna con uno spirito molto propositivo che è stato apprezzato dagli altri Paesi. Ho fatto una proposta principale: creare un meccanismo di coordinamento per la scelta del porto di sbarco. Una unità di coordinamento fatta da persone di vari Paesi che decidono a rotazione quale possa essere il porto di sbarco. Tutti hanno detto che condividono la necessità di rivedere le regole di Sophia ma queste regole devono essere riviste alla scadenza, cioè tra tre mesi. Ma cosa cambia tra tre mesi? Noi dovremmo rivedere le regole già oggi, ma non tutti hanno compreso questo discorso».

Sulla vicenda si è espressa anche l’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari esteri Federica Mogherini, per la quale l’intesa sulla riforma della missione Sophia è «un passo necessario» che richiede «la collaborazione degli Stati UE». La speranza, ha affermato, è che si arrivi a una svolta nelle prossime settimane. «Non è e non sarà un esercizio facile, ma è un dovere, perché in questi anni abbiamo provato che l’UE può fare la differenza nel Mediterraneo. Perdere questo bene sarebbe un grande passo indietro per gli Stati membri e tutta l’UE».

Coordinata dall’Italia, la missione Sophia è stata lanciata dall’Unione Europea in seguito ai naufragi delle imbarcazioni salpate dalla Libia nell’aprile 2015 e riconfermata nel 2017. Il suo obiettivo è fermare le rotte della tratta dei migranti all’interno del Mediterraneo e salvare i naufraghi. All’operazione partecipano tutti gli Stati membri della UE ad eccezione della Danimarca.

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Redazione La Clessidra

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