Giustizia: approvato in consiglio dei Ministri il ddl anticorruzione

ddl anticorruzione

Il ministro Bonafede aveva garantito l’approvazione del ddl anticorruzione entro settembre. Previsti il Daspo per i condannati in via definitiva e l’agente provocatore.

È stato approvato ieri dal consiglio dei Ministri il ddl anticorruzione, annunciato dal ministro della Giustizia Bonafede. «Con questa legge – ha dichiarato il Guardasigilli – dimostriamo che il governo vuole fare tesoro di quanto accaduto negli anni passati e varare una legge anticorruzione all’avanguardia, che ci mette come Paese leader in questo campo. Non lasceremo scampo, non ci sarà margine di alcun tipo per il fenomeno della corruzione. Da ora in poi chi sbaglia paga, è certo».

«Dopo tanti anni di battaglia in nome della legalità, della giustizia e dell’onestà – ha aggiunto Bonafede in conferenza stampa -, portare in CdM un ddl che porta una vera rivoluzione nella lotta alla corruzione è motivo di orgoglio e commozione. Si apre una prospettiva di onestà per il Paese e ci permette di andare a testa alta nel mondo». Soddisfazione è stata espressa anche dal premier Conte, secondo il quale si tratta di uno dei provvedimenti maggiormente «qualificanti delle iniziative di governo».

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Il testo del ddl

Una delle maggiori novità introdotte dal ddl è il Daspo per i corrotti, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici per chi viene condannato. «Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione, non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica Amministrazione», ha precisato Bonafede. «Per condanne fino a due anni, il Daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il Daspo è a vita, scritto nero su bianco».

La revoca del Daspo è prevista in caso di riabilitazione, ma solo dopo un periodo di almeno 15 anni dalla condanna. Una misura, questa, secondo molti giuristi necessaria per mitigare un provvedimento che rischiava – e rischia tuttora – di essere impugnato per incostituzionalità, in quanto lesivo dei principi di proporzionalità tra reato e pena stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Altra novità assoluta è l’introduzione dell’agente provocatore. Nel provvedimento, inoltre, è prevista la non punibilità per chi denuncia tempestivamente e collabora e la possibilità di procedere d’ufficio nella corruzione tra privati. Previsto anche l’aumento delle pene per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione (da un minimo di tre a un massimo di otto anni) e per il traffico di influenze illecite (che va da uno a cinque anni).

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Redazione La Clessidra

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