Sanzioni alla Russia, l’Italia vota per il rinnovo. Due mesi fa Salvini minacciava il veto

sanzioni alla Russia

Foto: Eunews.it

Solo due mesi fa il leader della Lega minacciava il veto dell’Italia per impedire il rinnovo delle sanzioni alla Russia. Ieri, invece, il Consiglio dell’UE si è espresso all’unanimità, con il voto favorevole del governo italiano.

«Spero di potere presto, dal governo, raccogliere l’appello del presidente della Confindustria russa: via queste assurde sanzioni che stanno causando un danno incalcolabile all’economia italiana!». Con queste parole, lo scorso 2 aprile, Matteo Salvini esprimeva la propria posizione circa le sanzioni alla Russia imposte dall’Unione Europea.

Posizione, questa, ribadita anche recentemente. Il 17 luglio, infatti, il vicepremier era arrivato a minacciare il veto dell’Italia pur di frenare l’UE. «Noi vogliamo convincere con le buone maniere, con l’arte della democrazia, dei numeri e delle evidenze», aveva dichiarato Salvini. Ma l’Italia «non avrà paura a dire dei no, che altri non hanno detto. Non si parte preannunciando veti, che possono essere la soluzione finale».

Nella giornata di ieri, il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di rinnovare per altri sei mesi le sanzioni alla Russia. La decisione è stata presa all’unanimità, con il parere favorevole anche del governo italiano. Ciò significa che, contrariamente alle promesse e alle dichiarazioni passate, sia il Movimento 5 Stelle che la Lega hanno confermato la posizione dell’UE in merito.

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Sul Post una fonte di David Carretta, giornalista ed esperto delle politiche europee, ha precisato che l’Italia ha cercato di portare avanti «un’azione quanto più circoscritta e mirata» possibile, ispirata «al principio del “doppio binario”: in parallelo alla fermezza, riteniamo opportuno mantenere e sviluppare ulteriormente il dialogo».

La contrarietà della Lega alle sanzioni è dovuta agli effetti negativi che queste avrebbero sull’economia italiana, in particolare sulle esportazioni. Il Movimento 5 Stelle ha invece mantenuto un atteggiamento ambiguo in merito, auspicando una apertura diplomatica alla Russia senza però dichiararsi apertamente contrario alla posizione UE.

Le sanzioni interessano 44 società vicine al governo russo che, di fatto, non possono entrare nel territorio dell’Unione e i cui beni sono stati sottoposti a sequestro. La decisione è stata presa nel marzo 2014 come condanna per la questione ungherese e l’annessione della Crimea.

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Redazione La Clessidra

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