Lotta ai privilegi: che fine ha fatto il taglio degli stipendi dei parlamentari?

stipendi dei parlamentari

A più di 100 giorni dall’insediamento del governo M5S-Lega non vi è traccia del taglio degli stipendi dei parlamentari. A marzo Di Maio lo presentava come «il primo decreto del nostro governo».

«Vi presento il primo decreto legge del primo consiglio dei Ministri del Movimento 5 Stelle. Questo decreto potrà essere approvato dal consiglio dei Ministri se domenica deciderete di dare la maggioranza al Movimento 5 Stelle. È un decreto in tre punti. Al primo punto dimezziamo lo stipendio ai parlamentari della Repubblica. Al secondo punto togliamo i vitalizi ai politici. E al terzo punto tagliamo 30 miliardi di privilegi e di sprechi e li rimettiamo alle famiglie che fanno figli, a chi perde il lavoro e ai pensionati».

Queste le parole con cui, lo scorso 2 marzo, Luigi Di Maio invitava gli elettori a votare il Movimento 5 Stelle alle elezioni nazionali. Ma cosa resta, oggi, di quel discorso? A più di 100 giorni dall’insediamento del governo M5S-Lega, non vi è traccia di quello che doveva essere il primo decreto approvato dal consiglio dei Ministri.

La delibera sul ricalcolo dei vitalizi varata da Roberto Fico è stata approvata alla Camera ed è in via di valutazione al Senato. Il ddl sul taglio delle pensioni d’oro è ancora agli albori, e sul suo futuro pesano le ipoteche poste dall’alleato di governo. Nulla di fatto, invece, per il taglio degli stipendi dei parlamentari, che non è neanche presente nel contratto di governo.

Lo scorso 29 giugno, nella sua intervista alla Stampa, il ministro per i Rapporti col Parlamento Fraccaro si era limitato a dire che «se riusciremo a trovare la maggioranza taglieremo molto volentieri l’indennità ai parlamentari. Passo dopo passo arriveremo a modificare anche questo».

A ben vedere, nella scorsa legislatura Roberta Lombardi aveva già presentato un ddl sull’argomento. La sua proposta consisteva in un taglio (da 5000 a 2500 euro) dell’indennità e in una riduzione della diaria, con un risparmio previsto di oltre 85 milioni di euro all’anno. Più del doppio di quanto ottenibile con il ricalcolo dei vitalizi.

Al momento tutti gli sforzi sembrano tesi al conseguimento del reddito di cittadinanza. Per il taglio degli stipendi dei parlamentari, insomma, la strada si preannuncia in salita.

PROMESSA NON RISPETTATA

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Daniele

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