Reddito di cittadinanza, Di Maio: «Partirà a marzo 2019»

reddito di cittadinanza

Foto: Ansa

Il vicepremier assicura: «Via alla pensione di cittadinanza da gennaio e al reddito di cittadinanza da marzo». E minaccia il ministero dell’Economia: «Il M5S non voterà una nota di aggiornamento non coraggiosa».

Il pressing del Movimento 5 Stelle sul ministero dell’Economia non accenna a diminuire. Mentre c’è grande attesa per la nota di aggiornamento del Def, che darà una prima indicazione sull’entità della legge di bilancio, il vicepremier Luigi Di Maio torna a esprimersi sul reddito di cittadinanza. «Da metà marzo 2019 saranno avviati i centri per l’impiego con il reddito di cittadinanza erogato», ha dichiarato ieri a Porta a Porta.

Già da gennaio, ha poi aggiunto, sarà operativa la pensione di cittadinanza, che porterà le minime a 780 euro al mese. Si tratta del primo passo verso il superamento della legge Fornero. Un superamento che, ha aggiunto il vicepremier, è ormai certo.

Tornando sulla nota di aggiornamento al Def, durante la riunione con i ministri del M5S Di Maio ha dettato la linea. «La nota al Def non coraggiosa e senza reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, quota 100 e risarcimento dei truffati alle banche non avrà i voti del M5S. Non bisogna parlare solo di deficit, ma pensare alla crescita».

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Qualora non fosse soddisfacente, dunque, il Movimento 5 Stelle minaccia di non votare il provvedimento da inviare a Bruxelles. «Occorre dare risposte ai bisogni dei cittadini. Con l’11% di disoccupazione non possiamo che puntare sugli investimenti e sulla crescita di qualità. Solo puntando alla crescita si può ridurre il debito. Le ricette del passato – ha concluso – hanno solo aumentato il debito pubblico».

A dare nuova forza alla posizione di M5S e Lega è la notizia che anche la Francia imposterà la manovra su un rapporto deficit/Pil pari al 2,8%, ben superiore all’1,6% voluto dal ministro Tria. Una scelta, ha concluso Di Maio, «che ci ha dimostrato che i dogmi europei dell’austerità sono superati». Anche se, a ben vedere, la situazione economico-finanziaria della Francia (che ha un rapporto debito/Pil pari al 97%) è molto diversa rispetto a quella italiana (il cui debito si attesta al di sopra del 130% rispetto al Pil).

La sfida con il Mef sui parametri entro cui muoversi, dunque, è ancora aperta.

PROMESSA NON RISPETTATA

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Daniele

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