Pace fiscale, Savona: «Un condono che serve per superare la legge Fornero»

Il ministro Savona non usa mezzi termini. La pace fiscale è «un condono» necessario per finanziare il superamento della legge Fornero. E sull’euro aggiunge: «Voglio rafforzarlo. L’uscita dell’Italia non è una possibilità».

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Foto: Investire Oggi

La pace fiscale è sicuramente tra i punti più ambigui del programma del governo. Per i sostenitori serve a recuperare centinaia di migliaia di euro che – dicono – altrimenti andrebbero persi. Per i detrattori si tratta di un vero e proprio condono a favore degli evasori, che pagherebbero i cittadini perbene.

Sul tema è intervenuto anche il ministro per gli Affari europei Paolo Savona. Nel suo discorso al Parlamento europeo, il ministro ha confermato l’importanza del provvedimento in nome della realpolitik. «Turiamoci il naso e, se facciamo il condono fiscale, siamo in grado di finanziare altre operazioni molto importanti come l’intera Fornero».

Savona non si fa quindi problemi a definire la pace fiscale un condono. Ma sottolinea come sia l’unico modo per finanziare una parte centrale del programma governativo come il superamento della legge Fornero. Una revisione che, ha spiegato, secondo l’esecutivo potrebbe avere un effetto «moltiplicatore dell’occupazione giovanile: ogni pensionato che va via trascinerà due giovani nel sistema».

Il ministro ha poi messo a tacere i rumors sulla possibile uscita dell’Italia dall’euro. «Non intendo intraprendere alcuna azione contro l’euro, anzi voglio rafforzarlo», ha affermato. «All’interno del governo il discorso di stare in Europa e di rispettare l’euro è, direi, uno dei punti cardine. Io prima ancora di aderire e di dire “sì, ci sto” ho messo in chiaro questo: non ho nessuna idea di intraprendere un’azione contro l’euro. E se parlo di rafforzarlo vuol dire che la mia istanza è discuterne».

Il riferimento va inevitabilmente alle polemiche che hanno preceduto la sua nomina a ministro. Come i lettori ricorderanno, Savona era stato indicato da Di Maio e Salvini alla guida del Mef. Le riserve del Quirinale, che ha visto nella sua nomina una minaccia alla permanenza dell’Italia nell’UE e nell’euro, hanno costretto M5S e Lega al passo indietro e alla scelta di Tria. Ancora oggi, in realtà, c’è chi sostiene che la politica economica portata avanti dall’esecutivo sia finalizzata proprio alla rottura con l’Unione Europea teorizzata da Savona nel cosiddetto “piano B”.

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Redazione La Clessidra

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