Decreto sicurezza, Salvini: «Chiusura alle 21 per i negozi etnici»

Un emendamento al decreto sicurezza prevede la chiusura alle 21 dei negozi etnici. Per Salvini «non è un’iniziativa contro i negozi stranieri, ma per garantire l’ordine e limitare gli abusi». Dura Confesercenti: «Norma discriminatoria verso una categoria».

negozi etnici

Dopo l’approvazione in consiglio dei Ministri, il decreto sicurezza è passato al vaglio del Parlamento che dovrà ratificarlo entro 60 giorni. Stando a quanto dichiarato ieri dal ministro dell’Interno Salvini, il testo potrebbe arricchirsi di una nuova norma, destinata a far discutere: la «chiusura entro le 21 di quei negozi etnici che la sera diventano ritrovo di ubriaconi, spacciatori, casinisti».

Il ministro ha tenuto a precisare che, così facendo, non intende favorire le attività italiane a scapito di quelle straniere. L’obiettivo dell’emendamento è esclusivamente garantire maggiore sicurezza nelle città. Si tratta infatti di luoghi «dove c’è gente che beve birra, whiskey fino alle tre del mattino, dove pisciano e cagano. E se lo fanno sul cancello o sulla porta di casa non è educato». «Non è un’iniziativa contro i negozi stranieri – ha concluso -, ma un’iniziativa per limitare gli abusi e le irregolarità di alcuni negozi (quasi tutti gestiti da cittadini stranieri) che diventano ricettacolo di gente che fa casino».

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Si tratta di dichiarazioni che riportano la retorica di Salvini ai toni duri ai quali ci ha abituato negli scorsi mesi e anni, dopo la parziale apertura ai canali umanitari arrivata al G6 di Lione. È difficile peraltro pensare che tali dichiarazioni possano tramutarsi in legge (per lo meno nella forma generica indicata dal ministro), trattandosi di una vera e propria forma di discriminazione a danno di un’intera categoria di esercenti.

Immediata la reazione delle opposizioni, ma anche di Codacons e Confesercenti. «In materia di commercio e sicurezza non è corretto generalizzare», ha affermato il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «Tali negozi sono molto utili ai consumatori, perché rimangono aperti più a lungo degli altri esercizi e commercializzano una moltitudine di prodotti di diverse categorie, consentendo ai cittadini di fare acquisti last minute». «Non si può fare una norma che discrimina determinati imprenditori rispetto ad altri», ha aggiunto Confesercenti. «Chi ha un’attività commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, sia che siano esercizi gestiti da stranieri, sia che siano esercizi gestiti da italiani».

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Redazione La Clessidra

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