La Commissione Europea ha bocciato la manovra finanziaria italiana

Per la prima volta nella storia, la Commissione Europea ha disposto la bocciatura di una manovra finanziaria. Il governo italiano resta compatto e non si dice intenzionato a modificare il testo. Possibile l’avvio di una procedura di infrazione nei nostri confronti.

commissione europea

Foto: Il Post

È ufficiale: la Commissione Europea ha respinto la manovra finanziaria per il 2019 del governo italiano. Le motivazioni del gesto estremo dell’UE sono state spiegate in conferenza stampa da Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici. I due commissari hanno sottolineato come «infrangere le regole può essere allettante, e anche risolvere il debito facendo ancora più debito: ma a un certo punto il debito complessivo diventa troppo pesante». È la prima volta nella storia dell’Unione Europea che ciò avviene.

A incidere pesantemente sulla decisione della Commissione è stata la preoccupazione sul deficit strutturale del nostro Paese. Mesi fa lo stesso governo si era impegnato a ridurre il deficit dello 0,6% nel corso del 2019. Secondo i dati dell’UE, non solo la manovra non ridurrà il deficit ma addirittura lo aumenterà dello 0,8%. Inoltre, secondo la Commissione le misure che il governo italiano intende adottare non avranno l’impatto sperato sulla crescita. Di conseguenza, il risultato sarebbe un ulteriore aumento del debito pubblico.

A nulla sono valse le parole ferme ma rassicuranti con cui lunedì il ministro dell’Economia Tria ha risposto alla lettera inviata da Dombrovskis e Moscovici il 18 ottobre. Al suo interno, il ministro ha risposto alle osservazioni critiche mosse dall’UE alla manovra finanziaria italiana per il 2019 arrivata in via XX Settembre pochi giorni prima.

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Nel testo, la Commissione Europea esprimeva preoccupazioni per l’innalzamento del deficit italiano e perplessità sulla capacità dell’esecutivo di rispettare il percorso di riduzione del debito pubblico fissato dai trattati europei. Più precisamente, si giudicavano i dati contenuti nella nota di aggiornamento al Def «una violazione grave e manifesta» delle norme previste dal Patto di stabilità e di crescita, nonché «motivo di seria preoccupazione per la Commissione Europea».

Come ci si aspettava, il ministro Tria ha confermato la posizione del governo italiano rispondendo ai principali punti critici individuati dalla Commissione Europea. Fin dall’inizio, infatti, ha riconosciuto che «il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita». Una decisione difficile ma necessaria «alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di Pil pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana».

Dopo aver precisato che «il Governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo», e che anzi «si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022», il ministro ha precisato che la manovra si rende indispensabile poiché le condizioni macroeconomiche e sociali del nostro Paesi sono considerate «particolarmente insoddisfacenti a un decennio dall’inizio della crisi». Pertanto è indispensabile «imprimere un’accelerazione alla crescita».

A questo punto il governo ha tre settimane di tempo per presentare una nuova bozza del Documento programmatico di bilancio. Conte, Di Maio e Salvini hanno però già fatto sapere che non intendono cambiare niente nella manovra. In questo caso, l’Unione Europea potrebbe decidere di avviare contro il nostro Paese una procedura di infrazione, che non dovrebbe però portare a sanzioni finanziarie vere e proprie.

Daniele

Daniele

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