Tap, Conte conferma: «I lavori andranno avanti. Con lo stop costi eccessivi»

Il governo punta il dito contro le penali che lo stop ai lavori comporterebbero. I comitati No Tap insorgono e attaccano i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, che aveva promesso la chiusura dei cantieri: «Si dimettano subito».

Tap

Foto: Terre di frontiera

Era ormai questione di ore e la conferma è arrivata ieri: il gasdotto Tap si farà. Dopo le parole della ministra per il Sud Lezzi e del ministro dell’Ambiente Costa, anche il premier Conte è intervenuto sulla vicenda. «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo, ma fermare l’opera comporterebbe costi insostenibili», ha spiegato ai cronisti. «Abbiamo fatto un’istruttoria per due mesi, abbiamo verificato tutti gli aspetti di quell’opera e ci sono fino a venti miliardi di euro di penali da pagare, cioè più del reddito di cittadinanza e di quota 100 insieme. È questo il problema», ha poi aggiunto il ministro Di Maio.

Fin dal primo momento i rappresentanti del Movimento 5 Stelle pugliese si sono opposti alla costruzione del gasdotto che, partendo dall’Azerbaijan e arrivando a San Foca (Melendugno), porterà il gas al cuore dell’Europa. La protesta era stata fatta propria anche dai vertici nazionali. Di Maio aveva bollato il Tap come un’opera inutile, «che serve a fare business e a far fare business ad altri Paesi». Più perentorio Alessandro Di Battista, che aveva assicurato: «Con il Movimento 5 Stelle al governo quest’opera si chiude, non si fa più. Questo progetto lo blocchiamo in due settimane».

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Che lo stop ai lavori fosse complicato è stato chiaro fin dalle prime settimane di governo. Prima il ministro degli Esteri Moavero Milanesi aveva definito il Tap «un’opera estremamente importante per diversificare la dipendenza dai fornitori». Poi il premier Conte aveva fornito rassicurazioni a Trump sulla costruzione dell’opera. Due settimane fa la ministra Lezzi sottolineava gli elevati costi in caso di rinuncia e puntava il dito contro la Lega: «Se la Lega non fosse stata per il sì avremmo già agito», aveva dichiarato. A pochi giorni di distanza le ha fatto eco il ministro Costa, per il quale «essendo una procedura incardinata e definita, per poterla riaprire devono esserci delle novità particolarmente evidenti».

Ieri è arrivata la conferma ufficiale del premier Conte. «Mi ero impegnato con le autorità locali e con i rappresentanti delle comunità territoriali, ivi compresi i parlamentari eletti in Puglia, ad effettuare un rigoroso controllo delle procedure di realizzazione dell’opera al fine di verificare tutti i profili di eventuale illegittimità che erano stati segnalati», ha dichiarato. «Da quando ci siamo insediati abbiamo fatto quello che non è mai stato fatto in precedenza. Abbiamo effettuato un’analisi costi-benefici, abbiamo dialogato con il territorio, abbiamo ascoltato le istanze e studiato i documenti presentati dalle autorità locali».

Ma i lavori non possono essere fermati. «Ad oggi non è più possibile intervenire sulla realizzazione di questo progetto che è stato pianificato dai governi precedenti con vincoli contrattuali già in essere. Gli accordi chiusi in passato ci conducono a una strada senza via di uscita».

I comitati locali sono sul piede di guerra. «È chiaro che la nostra battaglia continuerà, come è chiaro che tutti i portavoce locali del M5S che hanno fatto campagna elettorale qui e che sono diventati addirittura ministri grazie ai voti del popolo del movimento No Tap si devono dimettere adesso», ha dichiarato il leader Gianluca Maggiore. «Noi siamo qui, sui luoghi della Tap ad aspettare. Vogliamo vedere se gli eletti pentastellati saranno dalla parte della popolazione dimettendosi, o dalla parte di chi vuole imporre l’opera con la forza».

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Daniele

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