Abusivismo: il decreto Genova prevede davvero il condono a Ischia?

Mentre il governo annuncia lo stanziamento di 250 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza maltempo di questi giorni, il dibattito sul condono a Ischia rimane acceso. Facciamo chiarezza su quanto previsto dal decreto Genova grazie al fact-checking di Pagella Politica e Agi.

condono a Ischia

Il governo ha annunciato ieri lo stanziamento dei primi 250 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza maltempo, che ha colpito in particolare le regioni di nord-est e la Sicilia provocando decine di morti in poche ore. Oltre a questa cifra, l’esecutivo sta valutando di utilizzare i 900 milioni previsti dal Piano triennale contro il dissesto idrogeologico istituito presso il ministero dell’Ambiente. Non si esclude neanche di attingere direttamente dalla manovra finanziaria, in particolare dagli investimenti dedicati agli enti locali.

Mentre si preparano gli interventi di ricostruzione e si liberano ancora case e strade dal fango, il dibattito si riaccende sull’annosa questione dell’abusivismo. Tanto più che le opposizioni attaccano l’esecutivo per l’art. 25 del decreto Genova che, accusano, contiene un vero e proprio condono tombale su Ischia. Accusa rispedita al mittente dal M5S, che esclude si tratti di un condono e difende la norma.

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Ma di cosa si tratta? Per fare chiarezza ci è utile il fact-checking reealizzato da Pagella Politica e Agi.

Cosa prevede l’art. 25 del decreto Genova

L’art. 25 si intitola «Definizione delle procedure di condono». Al suo interno si dispone che i comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’isola di Ischia «definiscono le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017», presentate in base alle leggi n.47/85, n.724/94 e n.326/03.

Per definire tali istanze, e dunque decidere sul futuro di tali abitazioni, il provvedimento stabilisce che si debba far riferimento alla legge n.47/85, varata dal governo Craxi, che istituisce un condono più risalente nel tempo. Proseguendo, la norma stabilisce comunque che il contributo per la ricostruzione «comunque non spetta per la parte relativa ad eventuali aumenti di volume oggetti del condono» e che le istituzioni abbiano 6 mesi di tempo per pronunciarsi in merito.

De iure e de facto

Stando così le cose, l’articolo non dispone un vero e proprio condono ma, semplicemente, accelera i tempi delle procedure rimaste aperte. Il problema, affermano diversi esperti, sta nel fatto che il quadro normativo di riferimento è dato dal condono tombale del 1985. Una norma che, secondo il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, «consentirebbe di sanare edifici che perfino i due condoni approvati successivamente dai governi Berlusconi nel 1994 e nel 2003 vietavano, proprio perché posti in aree pericolose da un punto di vista idrogeologico e sismico, oltre che vincolate paesaggisticamente».

La legge n.47/85, infatti, è precedente a molte normative a tutela del territorio, del paesaggio, di contrasto del rischio sismico, vulcanico e idrogeologico e consente di condonare anche edifici costruiti in aree demaniali o protette. In altre parole, le sue maglie sono molto più larghe rispetto a quanto previsto dai due condoni successivi.

Questo, conclude Legambiente, permetterebbe di sanare a Ischia tutti quegli edifici e quelle abitazioni che non sarebbe stato possibile sanare facendo riferimento alla normativa più recente.

Conclusioni

La questione dunque è estremamente delicata. Dal punto di vista formale, il decreto Genova non istituisce un vero e proprio condono, limitandosi a indicare il quadro legislativo da applicare e i tempi di risposta per le procedure aperte. Dal punto di vista sostanziale, però, gli effetti potrebbero essere pari a quelli di un condono poiché tale provvedimento rimanda a una legge, la n.47/85, che permetterebbe di sanare situazioni altrimenti insanabili sulla base della normativa più recente.

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Redazione La Clessidra

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