Migranti, approvato il taglio dei costi dell’accoglienza: da 35 euro a un minimo di 19

La norma presentata ieri prevede il taglio dei costi dell’accoglienza: dagli attuali 35 euro a un minimo di 19 a seconda della grandezza del centro. Restano in piedi i servizi di base. A saltare sono invece i servizi di integrazione e inserimento nel territorio: insegnamento della lingua, assistenza psicologica e orientamento saranno accessibili solo ai titolari della protezione internazionale.

costi dell'accoglienza

Sono state presentate ieri dal ministro dell’Interno le linee guida degli appalti per i servizi di accoglienza, che riducono la spesa media per migrante dagli attuali 35 euro a 19-26 euro. La misura era stata anticipata da Salvini la scorsa settimana su Facebook e dovrebbe entrare a far parte della legge di bilancio (art. 57). Le principali voci di spesa colpite dalla scure governativa sono quelle inerenti l’insegnamento dell’italiano, l’assistenza psicologica e l’orientamento sul territorio. In base alla nuova normativa, solo i titolari della protezione internazionale avranno accesso diretto ai servizi di integrazione che, fino ad oggi, erano aperti a tutti i richiedenti asilo.

Le linee guida approvate ieri verranno ora inviate alla Corte dei Conti e quindi alle prefetture. Esse individuano diversi bandi-tipo per i servizi di accoglienza in base alla grandezza dei centri: da un minimo di 150 posti a un massimo di 1800. Un bando, poi, riguarda nello specifico l’accoglienza individuale, ovvero i centri con meno di 50 posti. Più grande è il centro, minore sarà il contributo erogato dallo Stato. Per l’accoglienza individuale si prevede una spesa media di 21 euro a persona, mentre per i Cpr la spesa si dovrebbe attestare intorno ai 32 euro.

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Secondo Gerarda Pantalone, direttrice del Dipartimento immigrazione e libertà civili del ministero, nulla viene tolto ai centri e ai migranti. Restano in vigore, ha spiegato, «tutti i servizi previsti dalle direttive europee per garantire la dignità della persona umana, quali il servizio di assistenza alla persona, l’assistenza sanitaria, la preparazione dei pasti, la lavanderia, l’igiene ambientale, il kit di ingresso, il pocket money (2,5 euro al giorno) e la scheda telefonica da 5 euro». A saltare sono invece «i servizi di integrazione e inserimento nel tessuto territoriale, perché questi vengono riservati ai titolari di protezione internazionale e dunque verranno destinati in un secondo momento».

Un atto dovuto, ha proseguito Pantalone, in quanto ci sono 9 mila centri in tutta Italia. Nei piccoli centri ci sarà una riduzione del personale e dei servizi erogati (come la preparazione dei pasti e la pulizia delle abitazioni, attività che dovranno ora essere portate avanti dagli stessi migranti). Per i piccoli numeri, inoltre, si prevede che un solo assistente sociale debba supervisionare fino a un massimo di 50 migranti, anche se questi abitano in comuni diversi. «Prevedere un direttore, un assistente sociale, un barbiere e un medico per ogni piccolo numero è follia», conclude la direttrice.

I contratti al momento in essere rimarranno attivi. Le nuove norme si applicheranno in caso di rinnovo o per la stipulazione di nuovi contratti. Soddisfazione è stata espressa dal ministro Salvini: «Chi vedeva nell’immigrazione una mangiatoia – ha dichiarato ieri – da oggi è a dieta. In pochi giorni abbiamo messo ordine a una materia che attendeva di essere ordinata da 10 anni. Abbiamo portato ordine, regole, serietà e trasparenza in un fenomeno dell’accoglienza che era diventato un mercimonio, un business fuori da ogni controllo».

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Daniele

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