L’UE boccia la manovra. Cosa prevede la procedura di infrazione?

Ieri è arrivata la bocciatura definitiva della manovra finanziaria da parte della Commissione Europea. A dicembre l’Ecofin dovrà esprimersi sull’apertura della procedura di infrazione per deficit eccessivo. Dal monitoraggio dei conti pubblici alle manovre correttive fino al piano shock di riduzione del debito: ecco cosa potrebbe aspettarci nei prossimi anni.

procedura di infrazione

Foto: Il Post

A quasi un mese di distanza dalla lettera con cui la Commissione europea chiedeva al governo italiano di rivedere la manovra finanziaria per il 2019, ieri è arrivata la decisione definitiva. L’Unione Europea ha bocciato la legge di bilancio e si appresta ad avviare la procedura di infrazione per deficit eccessivo verso il nostro Paese. A influenzare la decisione è quella che viene definita «una violazione grave e manifesta» delle norme previste dal Patto di stabilità e di crescita, nonché «motivo di seria preoccupazione per la Commissione Europea».

La procedura di infrazione dovrà essere ratificata dall’Ecofin, il consiglio dei ministri delle Finanze degli Stati membri, che potrebbe esprimersi già a inizio dicembre. In caso di esito positivo, la procedura dovrebbe avviarsi a inizio 2019.

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Cosa ci aspetta

La Commissione europea indicherà al governo italiano i nuovi obiettivi di deficit cui attenersi, ne indicherebbe le tempistiche e quantificherebbe gli interventi da realizzare.

Sono diverse le misure che l’UE può prendere per cercare di riportare l’Italia dentro i parametri fissati. La misura più blanda prevede una serie di manovre correttive (di circa 8-10 miliardi all’anno) per ridurre il debito pubblico. Come extrema ratio si potrebbe arrivare a un piano shock di riduzione del debito, con tagli da circa 64 miliardi di euro annui. Infine, se il governo non dovesse adeguarsi alle indicazioni, l’UE potrebbe arrivare al blocco dei versamenti dei fondi europei. Sono previste anche sanzioni pecuniarie, la cui imposizione è però improbabile.

Entro 20 giorni dall’apertura della procedura di infrazione, la Commissione può chiedere all’Ecofin di imporre il deposito su un conto fruttifero dello 0,2% del Pil (circa 3,5 miliardi nel 2018). A quel punto il governo italiano avrebbe tre o sei mesi di tempo per adeguarsi ai nuovi obiettivi. In generale, i conti pubblici sarebbero posti sotto stretto monitoraggio per assicurare la riduzione strutturale dello 0,6% all’anno del deficit. Il governo dovrebbe inviare ogni sei mesi un rapporto dettagliato, mentre la Commissione potrebbe in qualunque momento chiedere delle correzioni per rientrare nei parametri stabiliti.

L’intera procedura potrebbe durare qualche anno, fino a quando il percorso di riduzione del debito non verrà considerato credibile.

Le reazioni del governo

Dall’esecutivo fanno sapere di essere disponibili al confronto costruttivo con la Commissione, ma non a modificare la manovra nella direzione indicata. Il premier Conte ha annunciato che sabato incontrerà Jean-Claude Juncker«al quale esporrò l’impostazione, l’ispirazione e le caratteristiche della manovra al fine di rimarcarne la solidità ed efficacia. Sono disponibile a valutare con Juncker tutti i passaggi successivi – ha aggiunto -. Siamo tutti concentrati a realizzare le riforme che vanno bene al nostro Paese e confido di poter convincere anche i nostri interlocutori europei».

Sulla stessa linea anche Matteo Salvini, che pure ha sdrammatizzato con una battuta la notizia («È arrivata la lettera di Bruxelles? Aspetto anche quella di Babbo Natale»). Il ministro Tria esprime rammarico per la decisione della Commissione, mostrandosi aperto al dialogo e «alla ricerca di una soluzione condivisibile nell’interesse reciproco». Anche perché, ha concluso, l’esecutivo è «convinto che la manovra garantisca in ogni caso anche l’obiettivo della riduzione del rapporto debito-Pil, più volte ribadito».

 

Redazione La Clessidra

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