La Camera approva il ddl Anticorruzione. Il testo passa ora al Senato

Dopo l’approvazione alla Camera, il ddl Anticorruzione passa all’esame del Senato. Il M5S si impegna a rimuovere l’emendamento sul peculato, presentato a sorpresa proprio da un ex pentastellato. Restano i malumori della Lega su blocco della prescrizione e trasparenza sui contributi ai partiti. Bonafede auspica l’approvazione definitiva entro fine anno.

ddl anticorruzione

Foto: Ansa

Con 288 sì, 143 no e 12 astenuti ieri la Camera ha dato il via libera al ddl Anticorruzione. Il provvedimento passerà ora all’esame del Senato, dove il M5S si impegnerà a eliminare dal testo la norma sul peculato, voluta dalla Lega e riproposta proprio da un ex esponente pentastellato. A quel punto il ddl tornerà nuovamente alla Camera per l’approvazione definitiva, che il ministro Bonafede vorrebbe entro fine anno.

Se il Movimento 5 Stelle esulta per il risultato fin qui ottenuto, meno entusiasta appare la Lega. Oltre al già citato emendamento sul peculato (che, se approvato, andrebbe a vantaggio di esponenti leghisti come Cota, Rixi e Molinari), infatti, il Carroccio non ha mai nascosto la propria contrarietà al blocco della prescrizione fortemente voluto dagli alleati di governo.

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Il testo del ddl

Una delle maggiori novità introdotte dal ddl è il Daspo per i corrotti, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici per chi viene condannato. «Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione, non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica Amministrazione», aveva spiegato Bonafede durante la presentazione della disegno di legge. «Per condanne fino a due anni, il Daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il Daspo è a vita, scritto nero su bianco».

La revoca del Daspo è prevista in caso di riabilitazione, ma solo dopo un periodo di almeno 15 anni dalla condanna. Una misura, questa, secondo molti giuristi necessaria per mitigare un provvedimento che rischiava – e rischia tuttora – di essere impugnato per incostituzionalità, in quanto lesivo dei principi di proporzionalità tra reato e pena stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Altra novità assoluta è l’introduzione dell’agente provocatore. Nel provvedimento, inoltre, è prevista la non punibilità per chi denuncia tempestivamente e collabora e la possibilità di procedere d’ufficio nella corruzione tra privati. Previsto anche l’aumento delle pene per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione (da un minimo di tre a un massimo di otto anni) e per il traffico di influenze illecite (che va da uno a cinque anni). Infine, è stata inserita nel ddl anche la norma sulla trasparenza che prevede la pubblicazione online dei contributi superiori a 500 euro annui a partiti e movimenti (nonostante la Lega volesse alzare il tetto a 2000 euro).

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Daniele

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