Riders: nessun passo avanti sulla trattativa. Di Maio: «Soluzione entro fine anno»

Era stato uno tra i primi temi ad essere affrontato dal neoministro Di Maio, ma dal 30 giugno a oggi poco è stato fatto sulle condizioni di lavoro dei riders. Il ministro assicura: «Se il tavolo di negoziazione non arriverà a niente inserirò una norma nel decreto semplificazione».

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«Sono fiducioso del fatto che entro fine anno troviamo una soluzione per i riders». A dirlo è il ministro dello Sviluppo economico Di Maio, a margine del Samsung Business Summit. «Arriviamo alla fine, alla conclusione di quel tavolo (con le imprese coinvolte, ndr). Se avrà un buon esito sia le società della gig economy sia i rider avranno migliorato i diritti di quei ragazzi e dato dei minimi salariali e rimborsi spese. Altrimenti – ha aggiunto – entro fine anno faccio una norma nel decreto semplificazione in fase di conversione e si conclude questa partita con più diritti per tutti quei ragazzi».

La dichiarazione è arrivata dopo mesi di silenzio su uno dei temi caldi su cui, a poche settimane dall’insediamento del governo, il ministro era intervenuto.  Inizialmente Di Maio intendeva affrontare il nodo nel decreto dignità. «Ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzarle – dichiarava il ministro -, ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato».

Dopo le tensioni con le principali aziende del settore, che minacciarono di lasciare l’Italia in caso di approvazione del decreto, la svolta tanto attesa. L’accordo sottoscritto dagli AD di Foodora, Foodracers, Moovenda e Prestofood andava almeno in parte incontro alle linee indicate dal ministro. La Carta dei Valori prevedeva l’impegno a individuare un compenso equo e adeguato, a garantire la copertura assicurativa per danni causati da terzi, il pagamento dei contributi e il divieto del rating reputazionale. Un passo avanti importante che di fatto scorporava la questione dal testo del decreto dignità, che sarebbe stato approvato di lì a poco dal Consiglio dei ministri.

Dal 30 giugno, però, nulla è cambiato. L’accordo è arrivato al tavolo del ministero del Lavoro ma ancora si è fermi alle negoziazioni iniziali. Il punto critico, per i tecnici del governo, è infatti riuscire a conciliare le posizioni di chi ha sottoscritto l’accordo e di chi – come Deliveroo, Glovo e Just Eat – se ne è tenuta fuori, continuando ad agire sulla base delle norme preesistenti.

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Redazione La Clessidra

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