Eutanasia, il M5S vorrebbe approvare la legge entro l’estate

Il testo base sull’eutanasia, che parte dalla legge di iniziativa popolare presentata da Mina Welby nel 2013, dovrebbe essere presentato dai pentastellati a inizio dicembre. Resta la distanza con la Lega, contraria a un intervento sulla questione. Anche il Pd dovrebbe presentare una sua proposta sul suicidio assistito.

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Foto: Today.it

Il Movimento 5 Stelle potrebbe affrontare il delicato nodo dell’eutanasia. Secondo quanto riportato da Agi, infatti, i pentastellati sarebbero sul punto di presentare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare, risalente al 2013, e firmata da Mina Welby e dagli altri rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni. 

Secondo la testata online, la questione avrebbe dovuto arrivare sui tavoli delle commissioni Giustizia e Affari sociali di Montecitorio già nella giornata di oggi. I ritardi nella discussione del ddl Anticorruzione hanno costretto invece al rinvio. I tempi dovrebbero comunque essere stretti: l’obiettivo è aprire la discussione a inizio dicembre in entrambi i rami del Parlamento per arrivare a una legge in materia in estate.

I Deputati pentastellati Mantero e Morra sarebbero al lavoro su un testo base che, partendo dalla proposta di legge di iniziativa popolare, consenta di disciplinare la delicata materia. Per farlo, fanno sapere fonti parlamentari, il M5S potrebbe lasciare libertà di coscienza ai rappresentanti.

Sull’argomento le distanze con la Lega restano però marcate. Il Carroccio si dice contrario a un intervento sul fine vita e sull’eutanasia, peraltro richiesto dalla Consulta per colmare un evidente vuoto normativo. I pentastellati sono però convinti di poter arrivare a una convergenza. Del resto, fanno sapere, «sui temi etici non può far fede solo il contratto, serve un dialogo».

Anche il Pd dovrebbe presentare una propria proposta sull’eutanasia. Un ddl, predisposto insieme all’Istituto Luca Coscioni, che prevede la possibilità di ricorrere alla sedazione per quei soggetti «malati o disabili non terminali la cui condizione clinica produce sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari e farmacologici». Il ddl consente alle sole strutture pubbliche di intervenire in tal senso e distingue in maniera netta «le condotte di istigazione e quelle di aiuto al suicidio e, di conseguenza, le pene della reclusione per le due diverse fattispecie». Ad ogni modo, fanno sapere i Democratici, la proposta non impegna il partito in modo vincolante, consentendo a ognuno di votare secondo coscienza.

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Redazione La Clessidra

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