Legge di bilancio: M5S presenta un emendamento per abolire il finanziamento pubblico all’editoria

L’emendamento prevede il taglio fino al 90% dei contributi erogati a quotidiani e periodici, e fissa un tetto massimo pari a 500 mila euro. Tra i nuovi beneficiari del finanziamento pubblico all’editoria entrano invece blog, piattaforme web e tutti quei progetti di informazione e comunicazione dal basso. Il M5S dovrà ora convincere la Lega, che si dice contraria al taglio.

finanziamento pubblico all'editoria

Prosegue la battaglia del Movimento 5 Stelle per quella che viene definita «stampa libera». La prossima legge di bilancio potrebbe prevedere al suo interno un emendamento, promosso dal pentastellato Adriano Varrica, che mira di fatto ad abolire definitivamente il finanziamento pubblico all’editoria. Un provvedimento caro ai 5 Stelle, tornato alla ribalta alla luce delle recenti accuse tra Di Maio e alcune testate giornalistiche, che però non sembra convincere la Lega. Il Corroccio è contrario «a ogni tagliola sui fondi per il pluralismo dell’informazione», ha dichiarato perentorio il leghista Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera.

Quanto all’editoria cartacea, già la legge Lotti del 2017 aveva introdotto una stretta sul finanziamento a quotidiani e periodici. Essa stabiliva che a beneficiare del contributo pubblico fossero quotidiani e periodici di imprese cooperative di giornalisti, testate edite da società senza fini di lucro e giornali delle minoranze linguistiche; periodici diffusi all’estero; editoria per non vedenti; periodici delle associazioni dei consumatori.

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Nel progetto del M5S, sostenuto dal sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi e rilanciato da Varrica, quotidiani e periodici si vedrebbero decurtare i contributi fino a un massimo del 90%. Viene inoltre fissato un tetto massimo pari a 500 mila euro. Quanto alle testate delle minoranze linguistiche, invece, si stabilisce che il contributo non possa superare il 50% dei ricavi della società editoriale.

A essere colpite dall’emendamento sarebbero anche le radio private. Qualora fosse confermato, la norma cancellerebbe la legge n. 230/90 sui contributi alle radio private «che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale», come ad esempio Radio Radicale. Tali soggetti verrebbero dunque esclusi dal sostegno pubblico.

Infine, l’emendamento introduce blog e piattaforme web (e più in generale tutti quei progetti finalizzati a «diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell’innovazione digitale e sociale, dell’uso dei media») tra i nuovi destinatari del fondo.

PROMESSA RISPETTATA (leggi QUI)

Leggi tutte le promesse di Vito Crimi

 

Daniele

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