Manovra, Tria: «Possibili correttivi su reddito di cittadinanza e quota 100»

In audizione alla commissione Bilancio della Camera, il ministro dell’Economia ha ammesso che il governo non ha ancora trovato la quadra per riportare il deficit nei parametri indicati dai trattati. A rimetterci potrebbero essere reddito di cittadinanza e quota 100, che da soli valgono 16 dei 22 miliardi di euro di deficit aggiuntivo previsti dalla manovra.

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Foto: Il Post

Ieri il ministro dell’Economia Tria è intervenuto in commissione Bilancio alla Camera per fare il punto della situazione sulla trattativa tra Italia e Unione Europea sulla manovra finanziaria. Tria ha assicurato che c’è «un’interlocuzione con la Commissione Ue, un dialogo che diventa sempre più costruttivo con la finalità di riuscire a evitare che l’Italia entri in procedura di infrazione». E tuttavia, ha aggiunto, «ad oggi la manovra non è cambiata».

Resta ancora da sciogliere il nodo del deficit. Per farlo sarà necessario intervenire sui due punti qualificanti della manovra e dell’intero programma di governo: reddito di cittadinanza e quota 100, che da soli valgono 16 dei 22 miliardi di euro di deficit aggiuntivo previsto. «Stiamo valutando i costi di quota 100 e reddito di cittadinanza», ha spiegato il ministro, ma «la scelta sarà politica».

I tecnici dell’esecutivo stanno dunque valutando l’esistenza di spazi di intervento sulle due riforme volute da Di Maio e Salvini. La speranza è che, con qualche correttivo, il loro costo si riduca in modo da liberare risorse che possano essere riutilizzate per abbattere il deficit. «Sono in atto studi e simulazioni per cercare di capire quali siano i margini e trovare possibili soluzioni condivise», ha continuato Tria, ma «fino a quando non ci sarà una decisione politica rimangano solo possibili».

Leggi anche: Reddito di cittadinanza, si ipotizza una riduzione da 780 a 500 euro mensili

È evidente che, di questo passo, le due misure potrebbero risultare alla fine molto diverse da quelle promesse in campagna elettorale e inserite nel contratto di governo. Secondo Il Sole 24 Ore, quota 100 potrebbe essere pensata come una soluzione ponte della durata di tre anni per arrivare, nel 2021, all’uscita con 41 anni di anzianità. L’esecutivo starebbe poi lavorando su due finestre (tre mesi per i lavoratori privati, sei per quelli pubblici), in modo da ridurre gli aumenti della spesa. Ma anche questo, si legge, potrebbe non essere sufficiente per riportare il deficit nei parametri indicati da Bruxelles.

Lo stesso vale per il reddito di cittadinanza, che potrebbe partire dal primo aprile 2019 con un importo di 500 euro (e non di 780). Inoltre, il ministro Di Maio era fiducioso di poter finanziare in parte l’intervento grazie ai fondi comunitari. La commissaria Thyssen ha però più volte negato tale opportunità, sottolineando che i fondi del Fse non possano essere utilizzati per l’erogazione del reddito minimo.

I tempi di approvazione della manovra finanziaria sembrano quindi destinati a dilatarsi ulteriormente. A quest’ora il testo avrebbe dovuto essere già al vaglio del Senato per l’ok definitivo (che, ricordiamo, deve arrivare entro il 31 dicembre). Sembra invece che la Commissione Europea riceverà il testo definitivo a ridosso del termine ultimo (19 dicembre), e che le due Camere dovranno approvarlo in tempi record tra Natale e capodanno. Nella speranza che il governo riesca a trovare la quadra e a evitare la procedura d’infrazione.

Daniele

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