Primarie Pd, Minniti si ritira: «Non voglio fare la fine di Cuperlo e Orlando»

Dopo le voci degli ultimi giorni è arrivata la conferma ufficiale. Marco Minniti ha ritirato la sua candidatura dalle primarie del 3 marzo 2019. A spingerlo alla decisione il mancato sostegno di Matteo Renzi, che sembra intenzionato a concorrere alle europee con un suo partito. «Se mi devo candidare per prendere il 20% – avrebbe spiegato l’ex ministro dell’Interno – meglio lasciar perdere».

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AGGIORNAMENTO DEL 06/12/2018

Marco Minniti si è ufficialmente ritirato dalla corsa alle primarie del 3 marzo 2019. La conferma è arrivata dopo i rumor, circolati incessantemente negli ultimi giorni, che descrivevano l’ex ministro dell’Interno profondamente irritato per le scelte politiche di Matteo Renzi e della sua ala all’interno del Pd.

A niente è valso l’incontro in extremis con Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Senza l’appoggio di Renzi, che sembra intenzionato a formare un suo partito in vista delle europee, Minniti ha scelto di sfilarsi dalla competizione. «Non voglio fare la fine di Cuperlo e Orlando», avrebbe confidato ai suoi. «Se mi devo candidare per prendere il 20% – avrebbe aggiunto – meglio lasciar perdere».

A questo punto la strada per Nicola Zingaretti è spianata. In base ai sondaggi, infatti, il tandem Martina-Richetti dovrebbe essere lontano dal governatore del Lazio. Il rischio, per il Partito Democratico, è l’ennesima scissione. Che questa volta potrebbe determinarne la scomparsa.

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Marco Minniti sarebbe pronto a un passo indietro. Il rumor del possibile ritiro dell’ex ministro dell’Interno dalla corsa alle primarie circola incessantemente da ieri. A pesare, riporta La Stampa, sarebbero soprattutto le indiscrezioni sulla possibile fuoriuscita di Renzi (e dei suoi) dal Pd per formare un nuovo partito in vista delle europee. Nonostante il sostegno di sindaci e amministratori locali, Minniti si sente abbandonato da quella parte di partito che lo aveva sostenuto e difeso a spada tratta al governo. E starebbe quindi meditando di ritirarsi dai giochi.

Lorenzo Guerini, tra i più strenui sostenitori della candidatura di Minniti, cerca di minimizzare. «Noi siamo al lavoro. Non mi risulta proprio che voglia mollare». «Bisogna partire e lo stiamo facendo, non ci sono indecisioni sulla candidatura», aggiunge Ettore Rosato. Eppure ci sono molti segnali che le cose stiano diversamente e che il clima sia diventato d’un tratto estremamente teso. Tanto che, prosegue il quotidiano, negli ambienti renziani torna a circolare con una certa insistenza il nome di Teresa Bellanova.

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L’eventuale passo indietro di Minniti avrebbe conseguenze dirompenti per il Pd. Potrebbe spianare definitivamente la strada a Nicola Zingaretti che, stando ai sondaggi, non avrebbe un vero sfidante alle primarie. Ma, insieme all’abbandono di Renzi e dei suoi sostenitori, potrebbe portare al crollo del partito. Tanto che alcuni arrivano a dubitare che il congresso si possa celebrare qualora il rumor dovesse essere confermato. La decisione definitiva arriverà nelle prossime ore: le firme necessarie alla partecipazione dovranno essere raccolte e presentate entro il 12 dicembre.

A lungo l’ex ministro si era detto disinteressato alla guida del partito, mostrando di sostenere il segretario reggente Maurizio Martina e di voler operare dietro le quinte. Solo lo scorso 18 novembre, dopo alcuni giorni di incertezze, è arrivata la conferma della sua candidatura alle primarie del marzo 2019. A influenzare la decisione è stato l’appello sottoscritto da 500 sindaci e amministratori Dem in tutta Italia.

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Redazione La Clessidra

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