La Camera approva definitivamente il ddl Anticorruzione: ecco cosa prevede

Nonostante le tensioni tra M5S e Lega sul blocco della prescrizione e sulla norma salva peculato, il governo è riuscito ad approvare il ddl Anticorruzione. Esulta il ministro Bonafede: «Giornata storica». Ma per le opposizioni alcune norme sono a rischio incostituzionalità.

ddl anticorruzione

Foto: Il Fatto Quotidiano

Con 304 sì, 106 no e 19 astenuti, ieri la Camera ha approvato in via definitiva il ddl Anticorruzione. Il governo ha deciso di non ricorrere al voto di fiducia, nonostante le tensioni tra M5S e Lega delle scorse settimane sulla norma salva peculato. Per il ministro della Giustizia Bonafede si tratta di «una giornata storica e la dedichiamo agli italiani che si spaccano la schiena lavorando onestamente». Parole confermate dal vicepremier Di Maio: «Niente sarà più come prima – ha commentato -. Finora gli onesti erano stati trattati da fessi, ma adesso cambia tutto».

Tra i punti principali del ddl spicca il blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, che diventerà operativo dopo il 1° gennaio 2020. Una scelta che, se per la maggioranza serve a garantire giustizia, per le opposizioni (nonché per diversi giuristi) rischia di dar vita a processi dai tempi infiniti. Se tutto procederà come stabilito il blocco entrerà in vigore solo dopo la riforma del processo penale, con la quale l’esecutivo intende agire proprio per accorciare la durata dei processi.

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Altra novità è il Daspo per i corrotti, ovvero l’interdizione dai pubblici uffici per chi viene condannato. «Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione, non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica Amministrazione», aveva spiegato Bonafede durante la presentazione della disegno di legge. «Per condanne fino a due anni, il Daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il Daspo è a vita, scritto nero su bianco», aveva commentato il Guardasigilli.

La revoca del Daspo è prevista in caso di riabilitazione, ma solo dopo un periodo di almeno 15 anni dalla condanna. Una misura, questa, secondo molti giuristi necessaria per mitigare un provvedimento che rischiava – e rischia tuttora – di essere impugnato per incostituzionalità, in quanto lesivo dei principi di proporzionalità tra reato e pena stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Il ddl prevede poi l’introduzione dell’agente provocatore. Nel provvedimento, inoltre, è prevista la non punibilità per chi denuncia tempestivamente e collabora e la possibilità di procedere d’ufficio nella corruzione tra privati. Previsto anche l’aumento delle pene per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione (da un minimo di tre a un massimo di otto anni) e per il traffico di influenze illecite (che va da uno a cinque anni).

Infine, è stata inserita nel ddl anche la norma sulla trasparenza che prevede la pubblicazione online dei contributi superiori a 500 euro annui a partiti e movimenti (nonostante la Lega volesse alzare il tetto a 2000 euro).

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Daniele

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