Di Maio: «Nel 2019 il taglio degli stipendi dei parlamentari». Ma è scontro con la Lega

Sul taglio degli stipendi dei parlamentari si riaccende lo scontro nel governo. Per la Lega il punto «non è nel contratto di governo: non c’era accordo e si è deciso di accantonarlo». Per il M5S tagliare quelli che considerano privilegi «è un dovere per tutta la classe politica».

taglio degli stipendi dei parlamentari

Foto: Il Fatto Quotidiano

Se per la Lega il 2019 sarà l’anno della legittima difesa e dell’autonomia regionale, per il M5S quello appena iniziato sarà l’anno del taglio degli stipendi dei parlamentari. Ad annunciarlo sono Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, direttamente dalle piste di scii dove si sono recati in vacanza. «È stato un 2018 in cui abbiamo combattuto quella classe di italiani privilegiati che si è opposta al cambiamento – ha spiegato il vicepremier -. Ma c’è ancora tanto da fare. Vi regaleremo una bella legge che taglia gli stipendi a tutti i parlamentari della Repubblica».

Ma sul tema scoppia lo scontro interno al governo. Se per i pentastellati la questione sollevata da Di Maio e Di Battista è di primaria importanza, specie per ricompattare gli elettori dopo mesi certamente non facili per il Movimento, per la Lega è tutt’altro che prioritaria. A sostenerlo è il presidente della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi, per il quale il taglio degli stipendi «semplicemente non è nel contratto di governo. Sul punto non c’era accordo e si decise di accantonarlo». Dello stesso parere anche l’altro vicepremier, Matteo Salvini: «Giusto tagliare sprechi e spese inutili», ha commentato da Bormio. «Ma per la Lega le priorità degli italiani sono cose anche più concrete».

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Al centro del dibattito tra i due partiti vi è l’articolo 26 del contratto di governo, che dispone il taglio dei costi della politica e delle istituzioni «eliminando gli eccessi e i privilegi». Una voce ambigua, che viene interpretata in maniera diversa dalle due forze politiche. Per Borghi l’articolo fa «esplicito riferimento a vitalizi, auto blu, aerei di Stato, ma non alle indennità di deputati e senatori, perché sul punto non c’era accordo e si è deciso di accantonarlo».

Diametralmente opposta la posizione del capogruppo M5S alla Camera Francesco D’Uva. Pur riconoscendo che il capitolo in questione sia «un po’ generica», D’Uva si dice convinto che «il taglio dello stipendio dei parlamentari rientri in questa voce». Del resto, aggiunge, i pentastellati già rinunciano a una parte dello stipendio. «La vecchia politica che ci teneva tanto a guadagnare tanti soldi non ha saputo dare risposte ai cittadini», ha concluso.

Dello stesso parere anche il presidente dei Senatori del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli, per il quale «rinunciare a certi privilegi, come già fa il Movimento da sei anni, è un dovere per tutta la classe politica e noi la riteniamo un’assoluta priorità che contiamo di portare a casa entro la fine dell’anno». Infine, per il viceministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti «il Parlamento italiano è ancora il più pagato d’Europa e va fatto un intervento che riporti i nostri stipendi al livello degli altri Paesi».

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Daniele

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