Investimenti in startup e innovazione: cosa prevede la manovra

Ammontano a oltre un miliardo gli investimenti in startup e innovazione confermati dal governo con la manovra finanziaria. L’obiettivo è incentivare lo sviluppo e ridurre il divario con gli altri Paesi UE.

investimenti in startup e innovazione

Foto: Agi

Uno dei pochi capitoli della manovra trasversalmente apprezzato da tutte le forze politiche riguarda gli investimenti in startup e innovazione. Si tratta di un pacchetto di misure annunciato lo scorso settembre dal ministro Di Maio, il cui obiettivo è aumentare il sostegno pubblico al settore e ridurre così il divario con gli altri Paesi UE.

Sostegno al venture capital

Più nello specifico, la manovra prevede la creazione di un Fondo di sostegno al venture capital, con una dotazione di 90 milioni di euro nel periodo 2019-22, tramite cui lo Stato potrà investire sulle startup in maniera diretta o indiretta (attraverso la partecipazione a fondi privati). Tra il 2022 e il 2025 il fondo dovrebbe passare a 110 milioni di euro.

La manovra stabilisce poi che il fondo Invitalia Ventures, con una dotazione di 400 milioni di euro, passi sotto Cassa depositi e prestiti. In questo modo il governo mira a creare uno strumento di investimento unico nell’innovazione. La stessa Cdp dovrà poi destinare al settore una parte della propria dotazione, così come le società partecipate dallo Stato (che gireranno il 15% dei dividendi).

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I Pir e i Business Angels

Ma non è tutto. La legge di bilancio prevede infatti che il 5% dei Piani individuali di risparmio (Pir) venga destinata agli investimenti in fondi di venture capital e startup. Il testo regolamenta inoltre la figura dei Business Angels: quegli investitori privati che acquisteranno quote di startup per almeno 40 mila euro in tre anni avranno diritto a sgravi per un ammontare che andrà dal 30 al 40% della somma investita.

Agevolazioni fiscali e flat tax

Al pacchetto di investimenti in startup e innovazione va aggiunta l’agevolazione fiscale fino al 50% per le imprese che acquisiscano il 100% di startup innovative, a patto che l’acquirente mantenga le nuove quote per almeno tre anni. Così facendo, il governo intende sostenere attivamente le startup in fase di lancio e favorirne la crescita in aziende più strutturate. Infine, va sottolineata anche l’aliquota al 5% per le startup contenuta nel decreto fiscale.

La web tax

In parziale controtendenza rispetto al quadro fin qui delineato appare la cosiddetta web tax, una vera e propria imposta del 3% che andrà a colpire chiunque eroghi servizi digitali (compresi giornali online e televisioni) che abbia conseguito più di 750 milioni di ricavi (fatturati in Italia o all’estero). Una misura più volte paventata negli ultimi anni ma mai realmente applicata, che parrebbe essere un mezzo passo indietro rispetto alle misure volte a incentivare l’innovazione sopra menzionate.

Nel complesso, tutti questi interventi daranno vita a una dotazione di oltre un miliardo da investire in innovazione e sviluppo. L’obiettivo del governo è ridurre il divario, che negli ultimi anni si è allargato, tra l’Italia e il resto d’Europa, così da rendere più competitive le aziende italiane che si occupano di innovazione e nuove tecnologie.

PROMESSA RISPETTATA

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Daniele

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