M5S e Lega discutono anche sullo stop alle trivelle. «La paura non blocchi lo sviluppo»

La Lega non manda giù lo stop alle trivelle voluto dal M5S. Per Arrigoni il blocco «mette in difficoltà l’Italia». Per Gava «la paura non può bloccare lo sviluppo». Favorevoli i gruppi ambientalisti e WWF. Emiliano (PD) rilancia: «Ora decreti su Ilva e Tap».

stop alle trivelle

Foto: La Stampa

«Trivellare vicino alla costa no. Ma dire no per partito preso a ricerche di energia in mezzo al mare no». Così Matteo Salvini, ospite di Porta a Porta, commenta l’emendamento al decreto Semplificazioni voluto dal M5S che impone lo stop alle trivelle nel mar Adriatico e Ionio. La linea – analoga a quella sulla Tav – viene confermata anche da altri esponenti della Lega. «Lo stop è profondamente sbagliato. Si bloccano le attività e si mette in difficoltà l’Italia, che già dipende per l’80% dell’energia dall’estero. Così facendo si esporrebbe a elevato rischio di chiusura un comparto imprenditoriale di eccellenza, con perdita sicura di centinaia di posti di lavoro», spiega Paolo Arrigoni. «È un errore bloccare le autorizzazioni per le trivelle. Non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo. Il Paese deve andare avanti», aggiunge Vannia Gava.

Ma sul punto il Movimento 5 Stelle non intende arretrare: dopo il passo indietro su Tap e Ilva, e con l’incertezza crescente sul destino della Tav, sullo stop alle trivelle i pentastellati si giocano molta della loro credibilità. «Sono certo che Salvini riporterà i suoi sottosegretari sulla giusta strada relativamente alle trivelle», è la risposta del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. «Fermarle significa più lavoro e meno inquinamento». Ma è il ministro Toninelli a gettare il carico da 90: «Penso si siano confusi. Io mi ricordo di aver condiviso con la Lega il referendum del 17 aprile 2016 contro le trivelle e di aver visto tanti amici leghisti con la maglietta “No trivelle, vota Sì”».

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Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul via libera concesso da un funzionario del Mise, il M5S ha deciso di presentare un emendamento al ddl Semplificazione che sospenda per i prossimi tre anni circa 36 autorizzazioni per le trivellazioni a largo dalla costa. Il provvedimento prevede inoltre che le aree idonee «alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi» vengano individuate in accordo con Regioni, province ed enti locali.

Soddisfazione per il cambio di linea del M5S è stata espressa da WWF. «Può essere un primo chiaro segnale sulla strada della decarbonizzazione e per la tutela del Mediterraneo, sottoposto all’inquinamento da petrolio», commenta in una nota. E rilancia chiedendo una presa di posizione ancora più radicale: «I tre anni di sospensione – si legge – devono servire a smontare l’apparato normativo del decreto Sblocca Italia che favorisce le trivellazioni». Parere positivo è stato espresso anche dal governatore della Puglia Michele Emiliano, che auspica «altre due botte di coraggio da parte dei Ministri: un decreto legge urgente che abroghi i 12 decreti incostituzionali Ilva e un altro decreto legge che sposti l’approdo del gasdotto Tap».

Daniele

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