Tav, Toninelli: «Analisi costi-benefici conclusa entro gennaio». Salvini lancia il referendum

L’analisi tecnica si è conclusa con esito negativo. I lavori dell’analisi giuridica sono ancora in corso. Per Toninelli l’esito definitivo dell’analisi costi benefici sulla Tav arriverà entro fine gennaio. Intanto la Lega scende in piazza e lancia l’ipotesi del referendum sull’opera.

analisi costi-benefici

L’analisi costi-benefici su Tav sarà completata entro fine gennaio. A dirlo è il ministro dei Trasporti Toninelli, a pochi giorni dalla conclusione dell’analisi tecnica sull’alta velocità Torino-Lione. Il cui esito negativo sembra dipingere l’opera come inopportuna e non vantaggiosa per il nostro Paese. Oltre all’analisi tecnica, i consulenti del Mit dovranno svolgere anche quella giuridica e concentrarsi soprattutto sugli eventuali costi derivanti dallo stop ai lavori. Tutte le conclusioni dovranno poi essere condivise con la Francia e con la Commissione Europea per la decisione finale.

A complicare ulteriormente lo scenario ci pensano poi le diverse vedute all’interno del governo. Mentre il M5S si è sempre battuto per lo stop ai lavori dell’alta velocità, la Lega è favorevole alla conclusione dell’infrastruttura. «Nessuno pretende che il progetto non si tocchi, però io voglio un’Italia del sì che vada avanti e non che torni indietro», è stato il commento di Salvini. Che ha poi lanciato l’ipotesi del referendum: «Se ci fosse un referendum sulla Tav non potremmo certo fermarlo», ha aggiunto.

Del resto la Lega ha partecipato alla manifestazione del comitato Sì Tav svoltasi a Torino e che ha visto coinvolti circa un centinaio di comuni. Se il premier Conte cerca di ridimensionare la vicenda, sottolineando che «Non è un problema che scenda in piazza la Lega», la sindaca del capoluogo piemontese Appendino lascia trasparire qualche perplessità in più. «Certo fa sorridere – ha dichiarato – che lo faccia un alleato che ha sottoscritto un contratto di governo che dice chiaramente che c’è un accordo sul rivedere interamente l’opera».

L’ipotesi del referendum aveva iniziato a circolare negli ambienti della maggioranza già a dicembre. Lo stesso Toninelli aveva affermato che il M5S non si sarebbe opposto a una eventuale consultazione dei cittadini. Una scelta, questa, che metterebbe il partito di fronte alla concreta possibilità che vinca il Sì e che lo costringerebbe all’ennesimo passo indietro, dopo quelli compiuti su Tav e Ilva. Ma, spiegano fonti interne, il referendum sarebbe un modo per spogliarsi di qualunque responsabilità politica. A quel punto, infatti, la responsabilità della decisione ricadrebbe sui cittadini e il Movimento 5 Stelle – che si è sempre proclamato un esecutore della volontà del cosiddetto popolo – non potrebbe fare altro che rispettarla.

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Redazione La Clessidra

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