Il M5S riprende il ddl sulla legalizzazione della cannabis. Ma la Lega frena

Il Senatore Mantero ha presentato al Senato un ddl sulla legalizzazione della cannabis. Il testo riprende il lavoro svolto dall’integruppo parlamentare nella scorsa legislatura. Contraria la Lega: per Fontana quella del M5S è una «provocazione». Per Salvini la proposta «non è nel contratto di governo e non passerà mai».

legalizzazione della cannabis

Nel 2019 il Parlamento potrebbe legiferare sulla legalizzazione della cannabis. Il Senatore M5S Matteo Mantero ha recuperato il lavoro svolto nella scorsa legislatura dall’intergruppo parlamentare e ha depositato in Senato un ddl in materia.

Il testo si articola in tre punti.

  • Consentire la coltivazione della cannabis in forma individuale (fino a 3 piante) o associata (fino a 30 persone). In questo secondo caso è richiesta la comunicazione alla prefettura;
  • Consentire la detenzione di cannabis entro certe quantità (15 grammi in casa, 5 grammi fuori) e il commercio per uso alimentare o erboristico delle infiorescenze, con innalzamento della percentuale di thc fino all’1%;
  • Sanzionare le condotte illecite con la differenziazione della pena in base alla sostanza specifica, distinguendo tra droghe leggere e droghe pesanti.

«Oggi ci troviamo di fronte a una situazione nella quale le organizzazioni criminali controllano la produzione, la trasformazione e la vendita di ogni tipo di sostanza proibita», ha spiegato Mantero. Del resto, ha aggiunto, la stessa Direzione nazionale antimafia si è detta «favorevole alla legalizzazione» per contrastare quello che è a tutti gli effetti un vero e proprio business per mafie e associazioni criminali. «La legalizzazione della cannabis – ha proseguito Mantero – consentirebbe un risparmio dei costi legati alla repressione penale del fenomeno e riassorbirebbe buona parte dei profitti criminali del mercato nero». Una cifra che, in Italia, è stimata intorno ai 30 miliardi di euro.

Non solo: la legalizzazione della cannabis «costituirebbe un’importante tutela della salute pubblica, in quanto si sposterebbe il consumo di cannabis dal mercato illegale di prodotti potenzialmente nocivi per la salute, a prodotti coltivati con rispetto per la salute dell’utilizzatore».

Contro il ddl si è scagliato il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. «Le proposte sula legalizzazione dell’uso della cannabis non sono concordate», ha commentato. «Si tratta di un tema che non è nel contratto del governo e che non è nell’agenda della Lega. Ci sorprende quindi che vengano presentati disegni di legge che sembrano più provocazioni che altro».

Dello stesso parere anche Matteo Salvini. «La legalizzazione della cannabis non è nel contratto e non passerà mai», ha commentato. «Se dobbiamo sconfiggere davvero la criminalità, togliamo dalle strade la prostituzione a cielo aperto, come fanno in altri Paesi. Pensiamo a questo piuttosto che a legalizzare le canne».

La proposta ha incontrato il parere favorevole di Mdp e +Europa. «Salvini dice che la legalizzazione della cannabis non passerà mai perché non è nel contratto di governo? Si consenta piuttosto al Parlamento di discuterne a partire dalla proposta di legge popolare sottoscritta da 67 mila cittadini, che giace dal 2016 nel cassetto del presidente della Camera Roberto Fico», il commento di Riccardo Magi.

Contraria Forza Italia. «La tutela dei giovani dalle dipendenze è un impegno che tutto il quadro politico dovrebbe condividere. Ecco perché siamo fermamente contrari alla legalizzazione proposta dal M5S e tanto superficialmente caldeggiata dallo stesso Beppe Grillo», ha ribadito Annagrazia Calabria.

Quanto al Pd, alcuni esponenti – come Roberto Giachetti – plaudono all’iniziativa pentastellata. Altri, come Stefano Pedica, frenano. «Su una proposta così delicata – ha sottolineato – deve decidere tutto il Paese e non solo la politica. Non ci sono droghe di serie A e B. Sono tutte pericolose. Dietro il proibizionismo non c’è nessuna ipocrisia: bisogna solo pensare alla salute».

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Daniele

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