Ministro Di Maio, che fine ha fatto la legge sui riders?

Appena insediato, Di Maio annunciava che avrebbe risolto la questione contrattuale dei riders con il decreto dignità. Mesi dopo assicurava che avrebbe chiuso la faccenda entro fine anno. A più di sei mesi di distanza dall’avvio delle negoziazioni, nessun provvedimento in materia è stato preso.

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Era stato uno dei primi nodi affrontati dal ministro Di Maio a poche settimane dal suo insediamento. Prima aveva promesso una soluzione nel decreto dignità: «Non accettiamo ricatti. I nostri giovani prima di tutto». Il decreto è stato approvato, ma al suo interno non vi era nessuna norma in merito. A mesi di distanza, il titolare del Mise aveva promesso una legge entro fine 2018: «Sono fiducioso del fatto che entro fine anno troviamo una soluzione per i riders». Siamo ormai a metà gennaio 2019 e di quella legge non c’è traccia.

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L’odissea per i riders sembra dunque ancora lontana dalla fine. Dal 30 giugno, giorno dell’approvazione della Carta dei Valori tra alcuni dei più importanti player della gig economy (Foodora, Foodracers, Moovenda e Prestofood) non è stato fatto alcun passo in avanti. Il tavolo di negoziazione ha continuato a lavorare, ma l’accordo sembra impossibile da raggiungere. Il punto critico, per i tecnici del governo, è riuscire a conciliare le posizioni di chi ha sottoscritto l’accordo e di chi – come Deliveroo, Glovo e Just Eat – se ne è tenuta fuori.

A complicare ulteriormente la trattativa sono poi i sindacati che, pur concordando nella necessità di garantire maggiori tutele ai lavoratori del settore, differiscono sulle soluzioni da adottare. C’è chi, come Ugl, vede nei co.co.co. lo strumento più idoneo per inquadrare la figura contrattuale dei riders, e chi ne chiede invece l’equiparazione ai lavoratori subordinati. Gli stessi rappresentanti della categoria si sono detti scettici nei confronti della Carta dei Valori che, a loro dire, «non mette mano veramente ai due punti fondamentali nella trattativa: il riconoscimento della subordinazione e l’abolizione del cottimo».

Il tema è tornato attuale in seguito alla sentenza della Corte di Appello di Torino che ha sancito il diritto dei riders di Foodora ad avere una retribuzione calcolata sulla base di quella vigente per i dipendenti del contratto collettivo logistica-trasporto merci (con tredicesima, ferie e malattia pagate). «Questa azienda è riuscita nell’impresa di costruire un meccanismo tale per cui questi fattorini venivano pagati meno di quello che, all’epoca, era la metà del corrispettivo di un voucher per lavoro occasionale. Cioè una miseria», ha commentato l’avvocato Sergio Bonetto.

PROMESSA NON RISPETTATA

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Daniele

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