Ddl Anticorruzione, spunta una norma che favorirebbe gli indagati per peculato

L’emendamento, presentato in extremis a dicembre, prevede sanzioni meno stringenti per il reato di indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato. Secondo Il Fatto Quotidiano questo favorirebbe i dirigenti leghisti indagati per peculato. Ma dal governo assicurano: «Nessuna scappatoia per chi ruba soldi pubblici».

ddl anticorruzione

Foto: Ansa

Si apre un nuovo caso nel governo quando mancano poche ore alla firma del ddl Anticorruzione da parte del presidente della Repubblica. Come riporta Il Fatto Quotidiano, infatti, nel testo definitivo della normativa è stato inserito un emendamento che va a modificare l’art. 316-ter del Codice penale, che disciplina il reato di indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato.

La modifica recita: «La pena è della reclusione da uno a quattro anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio con abuso della sua qualità o dei suoi poteri». Secondo diversi avvocati, riporta il quotidiano, tale formulazione renderebbe più blande le sanzioni previste per il reato di indebita percezione, specie per quanto riguarda la prescrizione.

Con una conseguenza: gli indagati per altri reati, come ad esempio il peculato, potrebbero chiedere ai giudici che venga applicata questa fattispecie proprio per godere di un trattamento meno stringente, e in particolare di una prescrizione di 7 anni e mezzo anziché di 12 e mezzo.

A beneficiare del nuovo trattamento sarebbero ancora una volta alcuni dirigenti leghisti accusati di peculato come Edoardo Rixi, Roberto Cota e Riccardo Molinari. Già negli scorsi mesi, per ben due volte, la Lega aveva cercato di modificare l’art. 314 del Codice penale sul reato di peculato. I tentativi non avevano però avuto successo e si erano scontrati con le resistenze sia del Movimento 5 Stelle, sia delle opposizioni.

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Quelle stesse opposizioni che, oggi, tornano a protestare. Matteo Renzi giudica l’emendamento inserito nel ddl Anticorruzione «un comma ad personam» che servirà a salvare «i propri Deputati condannati per peculato». «Con la scusa del combattere la corruzione – ha attaccato il Senatore Dem – hanno fatto passare un codicillo che permetterà agli ex consiglieri regionali già condannati non in via definitiva per i rimborsi di salvarsi».

Carmelo Miceli, Deputato del Pd e membro della commissione Giustizia della Camera, invita il ministro Bonafede alle dimissioni: «È una delle pagine più nere della storia della nostra Repubblica», ha affermato. «Il ministro Bonafede dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni». Per Miceli il ddl Anticorruzione è «una norma vergognosa, che non darà alcun contributo concreto nella lotta alla corruzione» ma salverà «i leghisti dai processi».

Anche il presidente dell’Anac Raffaele Cantone si dice preoccupato per gli effetti della norma. «Avevo fatto caso a questa modifica e mi ero chiesto fin dal primo momento a che cosa servisse. Il rischio che questa norma possa incidere sui processi in corso per i rimborsi dei consiglieri regionali credo ci sia. Ma dipenderà molto dalle singole imputazioni: non credo sia automatico che tutti i processi che riguardino ipotesi di rimborsi possano ricadere sotto disciplina».

Dal governo precisano che la questione sollevata dal Pd e riportata dal Fatto non esiste. «Si tratta di fattispecie giuridicamente diverse», si legge in una nota. Per gli accusati di peculato «non cambierà nulla». Del resto, ha aggiunto il Guardasigilli, «in una legge che irrigidisce tutto il quadro sanzionatorio non ci sono certo scappatoie per chi ruba soldi pubblici».

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Redazione La Clessidra

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