Il Consiglio di Stato si dice perplesso dall’unione di Turismo e Agricoltura

Il Consiglio di Stato esprime forti perplessità per la decisione di attribuire al ministero dell’Agricoltura la delega al Turismo. Centinaio minimizza e assicura: «Rivedremo il testo alla luce delle osservazioni fatte».

Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato si è detto «perplesso» della decisione di trasferire le deleghe al Turismo al ministero dell’Agricoltura. La decisione era stata presa a giugno, durante la formazione dell’esecutivo, sottraendo l’ambito dalla sfera di competenza del ministero dei Beni culturali. Nel parere rilasciato al governo i giudici sottolineano come «il turismo non può essere riguardato come funzione ancillare di altre funzioni statali, siano esse quelle riguardanti i beni culturali, siano quelle riguardanti l’agricoltura, l’alimentazione e le foreste».

«Non appare congruente con l’impianto costituzionale – prosegue il testo – trattare il turismo come un aggregato della funzione riguardante l’agricoltura e le foreste». L’impianto che ne deriva, si legge, «sembra essere caratterizzato da una funzione servente del turismo a favore dello sviluppo delle attività agricole, alimentari e forestali, piuttosto che dalla istituzione di un luogo amministrativo di gestione del turismo italiano».

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La direzione intrapresa dall’esecutivo «sembra andare esattamente nella direzione opposta a quella indicata dalla giurisprudenza costituzionale, quasi vincolando il turismo all’offerta correlata alla sola attività agricola, alimentare e forestale». Il Consiglio di Stato auspica dunque l’istituzione di un ministero del Turismo autonomo, che faccia da «legante di un coordinamento complesso tra tutte le forme di presentazione e di produzione del territorio italiano nella loro potenzialità di fruizione turistica». Un’ipotesi, questa, rilanciata a suo tempo da Luigi Di Maio che non ha mai trovato traduzione nei fatti.

Il ministero guidato da Centinaio prova a minimizzare. «Il Consiglio di Stato non ha bocciato il testo relativo alla riorganizzazione», ha commentato in una nota, «ma esprime l’esigenza di meglio esplicitare le ragioni dello schema come proposto». Ecco perché, ha aggiunto, il dicastero «sta rivedendo il testo alla luce delle osservazioni formulate nel parere» in spirito di «totale e leale collaborazione istituzionale».

Daniele

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